La stagione dell’amore
Dopo i 35 anni, si dice, per una donna è più alta la probabilità d’essere uccisa da un terrorista che di sposarsi.
Non considerando l’apporto dei problemi di politica internazionale, l’allungamento dell’età media reca con sé responsabilità e contraddizioni che i nostri antenati non conoscevano, quando “la vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre” e “l’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo”, come scrive Wislawa Szymborska nella poesia “La breve vita dei nostri antenati”.
Ci si affretta, senza troppo pensare, a soddisfare tutti gli step che la società pretende nel tentativo d’essere una persona di successo (o quantomeno in grado di pagarsi un mutuo), e ci si dimentica d’essere umani. D’essere legati alla terra, agli odori, alle stagioni, a cicli, alle emozioni più di quanto lo si è a una promozione.
Il tempo trascorso è consumato, a volte malamente riciclato, e i margini d’azione diventano sempre più striminziti, solitari e avari. Il tempo si è dilatato, ma non per questo si è arricchito rispetto a quando “i capi dell’infinito si univano in fretta”e “non c’era un attimo da perdere, domande da rinviare e illuminazioni tardive”.

Mamme-nonne, unioni lacerate che si protraggono per inerzia, secondi terzi matrimoni da collezionare. Angoli in cui le nostre case quadrate, gli uffici in cui viviamo, ci permettono di nasconderci, di nascondere la nostra natura, tonda, nel suo modo d’essere circolare, nella stessa fisionomia della gestazione. Tonda come lo è la luna, il sole e la cellula.
Inamidiamo i desideri, posticipiamo, rimaniamo fermi su ritmi meccanici e sincopati, perdendo di vista l’unità e il movimento dell’intera sinfonia.
Lungi dal farne una questione religiosa, continua a essere un mistero il motivo della nostra esistenza, così come dei sogni: contengono in sé una magia superiore a quanto ci si renda conto, e che spesso sottovalutiamo, trascuriamo.
Ilenia Suma
Un ciy-tour da (non) dimenticare in una Catania brutta, sporca e cattiva
Venghino siori, venghino! Abbiamo la donna barbuta, il ventriloquo, l’uomo elefante… Cosa non ci s’inventa per fare cassa. Lo sapevano bene i giostrai di provincia che sotto un tendone tenevano lo loro mostruose – o sedicenti tali – attrazioni. E allora, avranno pensato a Catania, perché non fare lo stesso con i turisti? Venghino siori… Basta un po’ di fumo negli occhi, basta mettere la donna barbuta in penombra, così che il trucco non si veda… Basta continuare a ripetere, come da brochure patinata, che abbiamo il vulcano attivo più alto d’Europa, il mare che vide approdare Ulisse, il Liotro di pietra lavica.
È solo che il troppo stroppia, la polvere nascosta sotto il tappeto è diventata una montagna. Chi non se n’è ancora reso conto può prendere il bus scoperto che parte da piazza Duomo. Bastano cinque euro a testa per salire sul pullman presentato più di un anno fa da un’entusiasta amministrazione comunale e – si leggeva nel comunicato – “voluto fortemente dall’assessorato al Turismo”. Un tour entusiasmante.
Sempre che piaccia il genere “trenino degli orrori”, dove paghi per essere spaventato. Lasciata alle spalle piazza Duomo, per un’oretta scarsa vi si apriranno davanti agli occhi il Passiatore, patria serale di “passeggiatrici” e relativi “utilizzatori finali”, e lo squallore della piazza antistante la Stazione centrale; vedrete le ciminiere delle vecchie raffinerie di zolfo, celebrate dall’audioguida, stagliarsi su un viale Africa abbandonato a se stesso, necessario prologo di una piazza Europa sventrata, con quel cantiere della vergogna, sotto sequestro dal 2007, che dall’alto del pullman si mostra in tutta la sua bruttezza. E ancora il lungomare, che all’altezza di piazza Nettuno (al Rotolo) – una pavimentazione malamente rabberciata a fare da sfondo a vecchi furgoncini carichi di merci e di sudici ombrelloni assicurati ai tettucci con lo spago – dà decisamente il meglio di sé.
Venghino a vedere come nel giro di un decennio quella che era la via dello shopping, corso Italia, abbia perso qualsiasi appeal. Come tutto sia immerso nella più assoluta sciatteria, da viale XX Settembre alla via Etnea alta. Come alla “Tàpallara”, la dea Pallade che campeggia in piazza Borgo – piazza Cavour, nella toponomastica ufficiale – non resti che constatare il grigiore che la circonda. Altro che via Crociferi, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità; altro che piazza Teatro Massimo, di cui nell’orrido tour s’intravede a malapena un mezzo scorcio da via Monsignor Ventimiglia. Sarebbe troppo scontato. Ai turisti dobbiamo mostrare solo il peggio, e quanto al peggio – diciamocelo francamente – abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. A partire da quel corso Sicilia pieno di venditori ambulanti e che i lavori in corso non contribuiscono certo a far rifulgere. Dove persino la bellezza di piazza Stesicoro e il fascino dei suoi scavi en plein air sono annientati, sopraffatti dal disordine e dalla sporcizia circostanti. Ma sì, facciamolo. Senza infingimenti, però. Chiamiamolo “munnizzaturismo” e non se ne parli più. L’idea, a ben pensarci, può essere vincente,
tanto più che – come piace dire a ogni pie’ sospinto all’amministrazione comunale – sarebbe “a costo zero”. Ai percorsi classici si potrebbe aggiungere pure qualche “chicca”, come una sosta al Giardino Bellini, appena restaurato e già preso di mira dai vandali.
Oppure, sempre che ci sia rimasta un po’ di decenza, corriamo ai ripari, magari prendendo esempio dalle brave massaie, che quando hanno la casa in disordine circoscrivono sapientemente gli ambienti, e fanno accomodare gli ospiti solo nel salotto buono. A patto, è ovvio, che ne abbiano ancora uno.
Post Scriptum. Fuor di sarcasmo, c’è una cosa che di quel “tour degli orrori” salverei. Quello striscione in piazza Dante che esprime solidarietà a Laura Salafia, la studentessa colpita nello scorso luglio da un proiettile vagante nel corso di una sparatoria di stampo mafioso. Il segno che c’è ancora chi vuole tenere alto il livello di coscienza civile, anche in una città come Catania, sempre più brutta, sporca e cattiva.
Paola Pasetti
Guia Ielo, passione siciliana
Mini questionario di Proust all’attrice Guia Ielo
L’ultima cosa che fa prima di dormire?
Ho un piccolo rituale legato a ricordi di quando ero piccola. E olio di ricino sulle ciglia
Il tratto principale del suo carattere
L’altruismo, anche eccessivo
Il suo peggior difetto?
L’ansia
Il suo pregio
L’ansia, perché mi porta all’onestà, alla precisone, all’affidabilità
La sua più grande trasgressione?
L’essere attratta dall’impossibile
Cosa detesta di più?
La misantropia. Provo orrore per tutti coloro che litigano tra fratelli, i separati che odiano figli o nuovi compagni. Non è un torto cessare di amare…
Il dono di natura che vorrebbe avere?
La libertà da me stessa, sono schiava delle mie esigenze
Il suo sogno di felicità?
La pace
Un aneddoto sul set
Ne “La voce del sangue” ero una cieca e dovevo avere l’occhio sempre fisso. Era un ruolo drammatico, per scherzo Giorgio Pasotti si è presentato nudo tra le risate di tutti
L’attrice che più la ispira
Quelle con cui non ho alcuna similitudine: Virna Lisi, Mariangela Melato e Simone Signoret
Il partner e la partner ideale
Ida Carrara
Il ruolo che vorrebbe interpretare?
Quelli in cui non mi devo imbruttire! Un avvocato, un medico, un ruolo “borghese”
Cosa la colpisce in un uomo?
La capacità di saper conquistare, la determinazione, la coerenza e l’onestà. Il coraggio. Mi piacciono i paladini. Per un paladino determinato e onesto, posso impazzire
L’incontro artistico indimenticabile
I registi Sironi e Marco Risi: entrambi si sono alzati quando mi hanno incontrata e hanno aggiustato la cravatta, gesti che dimostrano rispetto e considerazione. E poi Grimaldi, che non ha bisogno di alcuna gestualità
Le occasioni perdute?
Sono tante, ma sconosciute. Non sappiamo cosa il destino ci riservava mentre eravamo in campo, nello spogliatoio o in panchina. Di sicuro, tutti i film di Tornatore.
L’ultimo libro letto?
“La mennulara” di Simonetta Agnello Hornby e “Tu dentro di me” di Emilia Costantini
Un film che ha amato?
Sono due: Toto le héros e The elephant man
Che cos’è la bellezza?
La sicurezza. Se sei bella, la sicurezza ti rende più bella e più semplice; se non lo sei, ti ci senti ed emani comunque una luce di beltà
La gioia più grande
Partorire, una gioia immensa
Cosa pensa della chirurgia estetica?
Sono favorevole, ma non bisogna togliersi le rughe del viso
La tua ricetta per combattere il tempo
L’alimentazione, sono vegetariana. Curo alimentazione, sonno e fisico
Il dolore più grande
La morte di mio fratello
Che cosa non dovrebbe mai fare una donna?
La donna può fare tutto… gli altri, poi, devono perdonare
Il suo motto è…
Fai bene e scordalo
Prima le donne?
Sì, assolutamente sì. Se ci fossero più donne in politica, ad esempio, andrebbe tutto molto meglio
Attrice di teatro, cinema e tv, protagonista della scena dello Stabile etneo, ha un curruculum lunghissimo, da “Le buttane” di Grimaldi a fiction come Montalbano o Agrodolce (in cui è Marta Randazzo). La vedremo sul grande schermo ne “L’erede”, un noir di Michel Zampino, e in scena ad aprile per il Teatro Stabile di Catania come protagonista de “La mennulara”, regia di Walter Pagliaro
Barbara Tabita, la nuova Cesarona
Mini questionario di Proust all’attrice Barbara Tabita
L’ultima cosa che fa prima di dormire?
Il segno della croce
Il tratto principale del suo carattere
Avere molto carattere…
Il suo peggior difetto?
Sono permalosa
La sua più grande trasgressione?
La frittura
Cosa detesta di più?
Il chiacchericcio dietro le spalle altrui (u curtigghiu!)
Il suo sogno di felicità?
La serenità
Che cos’è la bellezza?
L’arnonia dei difetti
Cosa le piace in un uomo?
La galanteria
L’ultimo libro letto?
Shantaram di Gregory David Roberts
Un film che ha amato?
Troppi, vado al cinema 3 volte a settimana
Il ruolo che vorrebbe interpretare?
Tutti basta che venga diretta da Almodovar
L’attrice preferita?
Monica Vitti, Kate Winslet
Il film che la fa ridere di più?
”Il 7 e l’8” di Ficarra e Picone
L’incontro artistico indimenticabile
Quello ancora non fatto
Un aneddoto sul set
Nessuno
Il prossimo spettacolo, il prossimo film, il prossimo impegno in tv
I Cesaroni in tv, il cinepanettone “Natale in Sudafrica”…
Che cosa non dovrebbe mai fare una donna?
Le meches!!!!!!!
Gli uomini sono tutti mascalzoni?
Noo, ce ne sono anche di peggiori…
Il suo motto è…
La felicità è una scelta
Prima le donne?
Noo, prima chi se lo merita
Barbara Tabita è uno dei nuovi volti della commedia italiana. Nata ad Augusta, formatasi al Teatro Stabile di Catania, bellezza solare e mediterranea, ha recitato nei film di Ficarra e Picone, Salemme, Pieraccioni, nelle fiction “Incantesimo”, “La nuova squadra”, “Agrodolce”. E’ la nuova protagonista dei Cesaroni e la vedremo nel cinepanettone “Natale in Sudafrica” di Neri Parenti in cui è la moglie di Christian De Sica
La donna è un mobile
“Le parole sono importanti”, e non è solo per la mia mania di chiamare le cose con il loro nome, pensavo guardando la lettera in arrivo da Saxa Rubra che mi invitava gentilmente a pagare il canone tv, incutendomi timore con minacce e punizioni, multe, denunce, che mi dico sarebbe bello e anche un po’ snob avere la “fedina” sporca per non aver pagato il canone…Comunque, cerco di farmi il conto: vediamo quanto mi costa accendere la televisione il venerdì, il sabato e la domenica intorno all’01,15 per sintonizzarmi direttamente su Rai tre e vedere che film sovietico sottotitolato in cirillico mi offrirà Ghezzi. Per poi spegnerla intorno alle 04,00 che sto già dormendo da un’ora e mi accorgo che la televisione è ancora accesa.
Quindi mi viene in mente che per sopraffare l’ipocrisia di telegiornali, trasmissioni, fiction tv, travestiti da informazione, svago e cultura, bisognerebbe tornare a una tv in cui ci sono i canali dove si fa informazione, musica, cinema, etc. e delegare tutto il resto, ovvero quello che va per la maggiore adesso, a un canale specifico. Lo chiamerei il canale Tetteeculi. E magari bandirei un concorso per il logo più creativo.
Oggi, la donna, emancipata, torna a meritare fama e gloria solo se diventa nuovamente oggetto. La Barbara Stanwyck di Baby face che fa carriera scalando di piano in piano, di letto in letto, il grattacielo della banca in cui lavora, spudoratamente avanti coi tempi che si sarebbero di lì a poco fermati di fronte alla più bigotta censura, liquidando semplicisticamente il pudore, oggi quella Baby face sarebbe una santa.
Uomini traditi, disillusi, soli, vecchi, pigri, trovano l’accogliente disponibilità di giovani, a volte giovanissime, ragazze dell’est.
Donnine prorompenti del mondo dello spettacolo lottano per accaparrarsi l’attore o il calciatore di turno, il politico, il magnate che le mostra alle cene come l’ultimo quadro, l’ultimo cavallo, l’ultima macchina limited edition che ha comprato.
Tutte donne di una stagione, più o meno lunga, con un bel marchio sul deretano con su scritta la data di scadenza, che sarà quella in cui quel tatuaggio comincerà a perdere vigore, e nessuna di loro avrà parole abbastanza per distrarre l’occhio dall’impietosa costatazione.
Chi mai potrebbe disprezzare il corpo di una donna? bello e da mostrare, ma a farne uno status symbol c’è un rischio, del tutto personale, e su questo non voglio mettere bocca. Il problema è che devo pagare il canone per dei canali televisivi che quello status symbol vorrebbero rifilarmi.
Ilenia Suma











