SANT’AGATA, IL POPOLO E I POTENTI

La festa di Sant’Agata è una di quelle occasioni che, mescolando aspetti sacri e contaminazioni profane, riti religiosi e commercio, potere temporale e strapotere politico, si presta a diventare argomento di analisi e dibattito, sociale, di costume, di malcostume, di usi ed abusi. Partiamo dal dubbio e dal’interrogativo su quanto è costata la spesa al Comune di Catania. L’amministrazione ha stanziato quest’anno un finanziamento per i festeggiamenti agatini di quasi 550 mila euro. E’, ormai, una consuetudine, perché sino alla metà degli anni 70 il Comune ogni anno si trovava in difficoltà, perchè doveva cercare e trovare i fondi dal bilancio ordinario. Con un emendamento straordinariamente bipartisan nel 1976, però, gli onorevoli Agostino Caruso (Pci) e Vito Cusimano (Msi) fu stabilito di fissare un capitolo ad hoc di spesa per la festa della Patrona. Da allora è sempre andata così ed il valore del finanziamento ha seguito un trend costante, attestandosi da qualche tempo sul miliardo di lire. Che sono destinati a spese che vanno dai fuochi ai ricevimenti, all’organizzazione generale. A questo fondi si aggiungono quelli delle offerte e della Curia. Si può discutere, naturalmente, se siano tanti con i tempi di crisi che tirano, ma si tratta, come detto, di soldi che non vengano sottratti da altre destinazioni. Non dai servizi sociali, per esempio, che sono certamente essenziali.

Quanto all’abusivismo agatino, non è che io condanni le malefatte e l’illegalità politica e ne difendo un’altra. Però, sicuramente, una cosa è quel che avviene nel Palazzo e tra i potenti, altro è l’arrusti e mancia senza autorizzazione o licenza. Certo che si potrebbe richiedere, ma la cosa mi fa pensare alla scena del film Ragazzi fuori, quando c’era il ragazzo che vendeva patate sulla sua L’Apa. Arriva un vigile, gli chiede la licenza, quello non ce l’ha, perchè non aveva manco la quinta elementare. E il vigile lo caccia….Guardare per capire. http://www.youtube.com/watch?v=1an6OpRGbs8

Ma la Santa, per chi ci crede e per chi non ci crede, un miracolo lo ha fatto anche quest’anno: alla messa dell’Aurora la Cattedrale era stracolma, metà dei banchi occupati dalle autorità e dai loro accompagnatori, mentre tutto il resto della chiesa scoppiava di popolo, stanco, schiacciato, piano piano inferocito, al punto che molti si sono riversati sull’altare, per protesta, dopo aver diviso calci e pugni. E’ intervenuto l’arcivescovo ed ha promesso: l’anno prossimo non andrà così. No, per capire, significa che le autorità con grande umiltà eviteranno l’invasione o che il popolo verrà arginato meglio? Certamente la prima, non ne dubitiamo, anche perchè non è sfuggito al vescovo, ma nemmeno devono averlo sottovalutato le autorità, che, con tutto il rispetto, la gente dei potenti ne ha le palle piene.

(foto Gianni D’Agata per La Sicilia)

3 Commenti


DIALOGO SULL’ARROGANZA E LA SUPREMAZIA MORALE

LU. Non capisco come fai a pensare che questi qua che stanno al governo abbiano anche una piccolissima ragione. Ma non ti rendi conto di che gente è? Incompetenti, incapaci, impreparati, piazzati sol perché…

A. Ma io non dico che hanno ragione, non facciamo confusione, dico che quando sento parlare gli altri, capisco perché questi governano il paese. Questo centro-sinistra è il trionfo dell’ipocrisia, non puoi negarlo.

LU. Non nego questo, non lo nego al punto che mi sento delusa profondamente dal Pd e affini, ma non capisco il tuo meccanismo per cui l’antipatia per il centrosinistra ti porta a spostare la tua simpatia verso quella classe politica indegna di rappresentare il paese, per quanto democraticamente eletta, si capisce.

A. Non ho nessuna simpatia, guarda, il fatto è che uno dalla sinistra si aspetta sempre qualcosa di diverso, di più, un atteggiamento che corrisponda anche in parte a quella pretesa supremazia morale. Invece tocca sentire D’Alema che terrorizza una giornalista de La 7 che chiede perché l’ex vice presidente della Regione Puglia, il suo amico Frisullo, indagato per lo scandalo Sanità, è andato a far campagna elettorale a Boccia, quello opposto a Vendola. L’avesse fatto un Gasparri che cosa avrebbe pensato il paese indignato?

LU. Continui a spostare la questione. Io penso che tu non sia uno che può avere un seppur minimo feeling con quella gente, con i Brunetta, con le Gelmini, con i La Russa, con le Carfagne e tutto quel mondo, anche perché se pensassi il contrario… beh lasciamo stare. Però, ripeto, non puoi piegarti al meccanismo per cui il nemico del mio nemico, ammesso che tu senta nemico il centrosinistra, diventi il mio amico. La verità è che tu sembri in certi momenti detestare tutto ciò che sta a sinistra. E non capisco perché…

A. Non so, forse è così, forse ci sarà anche una ragione. Forse mi sembra francamente inaccettabile che qualcuno continui ad avere la pretesa di essere migliore degli altri, di guardare e di guardarti come se tu fossi sempre dalla parte sbagliata quando e se non stai dalla sua parte. Forse è intollerabile sentirsi sempre giudicati da chi, secondo me, non ha poi tutti questi titoli etici e morali per stare lassù. Forse la sinistra e il centrosinistra stanno facendo la fine che vediamo perché hanno rotto con questa storia. Forse un bagno di umiltà non farebbe male e, chissà forse hai pure ragione tu, se la smettessero farebbero anche venir meno certe simpatie che nascono di riflesso. Non so…

LU. Guarda che per anni, purtroppo, ho vissuto accanto a gente che si dichiarava del Pdl (e che poi magari è andata dall’altra parte) e ho provato su di me l’arroganza di quelli che negano ogni dialogo perché hanno una ragione trascendentale, perché in nome del potere, per cui non dirmi che l’atteggiamento di superiorità della ragione assoluta è tipicamente di sinistra. E poi stiamo attenti a distinguere la destra da questo movimento che pur sedendo nell’area destra parlamentare e pur avendo accordi con quella parte, ha una storia molto diversa. Vedi purtroppo oggi è venuto meno il tempo delle grandi ideologie, dei pensieri forti che hanno retto la storia politica moderna e hanno dato un orientamento ai valori. Forza Italia è un  movimento che nasce dai pensieri deboli (così li definiscono i filosofi contemporanei), cioè da quei pensieri che sono il frutto di una società di mercato in cui il valore è stabilito dal denaro. Insomma il discorso sarebbe troppo lungo e ci porterebbe troppo lontano per essere discusso in poche righe. Ritornando alle tue parole la presunta pretesa della sinistra, come tu dici, di guardarti dall’alto in basso se non stai dalla sua parte, come se tu stessi dalla parte sbagliata perché non ne condividi le idee, è naturale di un partito che ha delle origini ideologiche (ideologie che poi oggi ha perso, un po’ per il corso storico, un po’ per gli sbagli effettuati). E’ naturale che chi è convinto delle proprie idee e le considera giuste le difenda al punto da sembrare anche superiore. Se tu mi dici che è questo che non tolleri, allora io ti rispondo che nel PDL ho trovato forse maggiore arroganza e prepotenza e ancora più intollerabile, appunto perché non supportata dall’ideologia, ma solo una presunzione di superiorità data dal denaro  posto come paradigma morale e giustificativo di ogni azione, scelta e pensiero

 A. Quindi mi par di capire tu dici: arroganza per arroganza… Mah, vedremo…

43 Commenti


L’IPOCRISIA CHE CREA MILLE ROSARNO

E’ passata qualche settimana dai fatti di Rosarno. Ho rinviato l’intervento, evitando di farlo a caldo, ma mi sembrava giusto anche l’invito di parlare di quella vicenda e di tutto il resto. Giusto anche per dire alcune cose forse non esattamente in linea con quanto si deve e si vuole a tutti i costi far passare e fra credere. Ho appena finito di leggere un altro dotto intervento su un settimanale, che paragona Rosarno alla Mississipi del KKK, l’Italia un paese in preda al razzismo più becero, croci accese pronte a bruciare negri, ghetti, autobus e mezzi di trasporto vietati agli immigrati. Un paese, peraltro, di assassini a distanza, perchè il popolo plaude alla politica dei respingimenti e questo provoca la morte di centinaia di emigranti del centro Africa che la Libia rimanda indietro. E poi carne da macello sfruttata nelle campagne, discriminazioni e tutto il resto. Raccontara così il momento che sa attraversando il paese, è il miglior modo per trasformare mille piazze in mille Rosarno, sapendo che i problemi sono altri, che la legge Bossi-Fini c’entra sino ad un certo punto e che, come tutte le leggi varate negli ultimi 15 anni in Europa, da paesi come la Spagna o la Francia, da governi di destra o di sinistra, certamente ha punti migliorabili, ma non per questo è la madre di tutti i mali, tutt’altro. A Rosarno, come in troppi altri paesi d’Italia, c’è il silenzio della politica nazionale, delle autorità locali, delle Asl, dei sindaci. C’è il ruolo degli imprenditori, ma c’è anche, più globalmente, ancora il risultato di politiche ipocrite portate avanti per troppo tempo, per tanti anni in cui s’è detto che l’accoglienza tout court, aprire le frontiere sempre e comunque era la soluzione. Falso, si sapeva allora, si sa oggi. Tanto più falso se si pensa che oggi al Sud, nelle campagne, arrivano centinaia di immigrati che sono stati espulsi dal mercato del lavoro del Nord Ovest e del Nord Est, licenziati da fabbriche che prima hanno delocalizzato e oggi hanno anche chiuso i battenti. L’apertura delle frontiere senza la reale capacità di governare i flussi di immigrazione, senza la  certezza di poter garantire case civili, salari, studio, occupazione a chi arriva non è scelta di una società solidaristica, non di una società che viene incontro agli ultimi, ma di una società che senza un minimo di organizzazione, di logica, di raziocinio, stipa migliaia di persone in casupole senza acqua, senza lavoro decente, senza sicurezza, scatenando una guerra tra poveri. Sempre più poveri. La politica del rigore serve a salvare migliaia di vite di gente che non può rischiare di avventurarsi per mare nelle mani dei trafficanti, finendo spesso scaraventata in acqua prima di vedere le coste dell’Italia. Non c’entra il razzismo, non c’entra la politica leghista, nè del centrodestra. Guardate cosa sta facendo la Spagna illuminata, laica e sinistra.

22 Commenti


IN SICILIA NON BASTA LA PRIMAVERA di Francesco

A proposito di primavera siciliana, di Catania capitale, del messaggio lanciato da Rosario Crocetta, ecco l’intervento che ha postato Francesco. Ne facciamo ancora argomento di discussione, anche perchè si intreccia con la cronaca politica nazionale e regionale che stiamo vivendo e mi sembra molto lucido e utile con le sue considerazioni.

…Mah .. io non sarei così speranzoso. Gela è una città senza futuro. Non si può costruire una identità politica fondata esclusivamente sulla lotta all’illegalità. Appellarsi ad una nuova stagione primaverile della politica è spendibile nell’immediato , ma alla lunga i problemi strutturali dell’isola assalgono qualsiasi buon proposito individuale e/o collettivo. Se prima non vengono risolti i problemi del sottosviluppo strutturale di questa isola: una ferrovia che impiega 6 ore per percorrere CT-PA e altri centri nevralgici delle relazioni tra territori; uno tessuto imprenditoriale schiacciato dalla burocrazia e dalla criminalità; Università e poli di ricerca alle dipendenze di quello o quell’altro politico o burocrate cattedratico; etc.etc., non è possibile pensare che basti sventolare la bandiera della legalità. L’ideale sarebbe che la politica si faccia portatrice di entrambe le questioni: sviluppo e legalità, ma non in modo retorico e con annunci televisivi, ma con cose concrete, con un lavoro quasi all’ombra che che agisca in profondità.
Ecco perchè non credo ai vari leader che sventolano orgogliosi la propria diversità senza scommettere la propria credibilità sul piano dell’impegno dell’innovazione legislativa. A Roma si dice che le “chiacchiere stanno a zero”…..

Infine, vorrei rispondere ad Augusto. Quando mi riferivo al ventro molle del PD, ovviamente indicavo l’armata brancaleone catanese. Qui il partito di Bersani è logorato da lotte intestine, vecchi rancori, alimentati da personaggi che hanno segnato il passo, per anni, alla sconfitta elettorale, senza costruire una solida classe dirigente in grando di risanare il degrado della città. Scapagnini e la gestione del post-Scapagnini sono emblematici della contiguità tra ambineti del PD e quelli del governo della città (inclusi editori, imprenditori, istituzioni locali)…. 

… tra l’altro, come si fa a rilanciare una nuova primavera catanese senza che sia sia mai fatta una seria riflessione sulle cause della fine di quell’esperienza ..???

34 Commenti


LA FARSA DEI CONTROLLI AI GATES

La storia dei controlli ai gate di imbarco degli aeroporti di tutto il mondo se non fosse una storia seria perché c’è la storia di tragedie e drammi che impone rispetto e moderazione, non potrebbe che far ridere, tristemente ma intensamente ridere. Perché dall’11 settembre in poi, cioè da quel giorno in cui scoppiò una tragedia che i servizi segreti di mezzo mondo occidentale stranamemte non avevano saputo scongiurare (e parliamo di servizi che vanno da quelli americani a quelli israeliani, a quelli inglesi, per esser chiari), da quel giorno il sistema di controllo negli aeroporti è saltato un paio di volte, non molte di più. Una volta perché i terroristi sperimentarono gli attentati con i liquidi e da quel momento i neonati rischiarono di morire di fame in aereo perché le mamme non potevano più imbarcare latte e un’altra volta perché i terroristi infilarono l’esplosivo nei tacchi delle scarpe e da quel momento negli aeroporti più a rischio ai controlli venivano fatte togliere le scarpe ai passeggeri, ma a campione.

Per il resto la storia racconta che dal settembre del 2001 ad oggi in nessun controllo ai varchi è stato fermato un terrorista perché i metal detector avevano segnalato la presenza di bombe, esplosivi, pistole, mitra, bombe a mano, nitroglicerina e affini. Mai. Questi benedetti controlli sono solo una routine, di cui si è sbarazzata la polizia e che è stata affidata a vigilanza privata. Assolutamente inutile, una perdita di tempo, ma non solo dalle nostre parti, ma anche negli Usa, se su quel volo è vero che hanno fatto salire un terrorista che stava nell’elenco dei personaggi pericolosi da tenere d’occhio. C’era bisogno di scannerizzarlo per capire se era un terrorista armato? No, sarebbe bastato dar retta a quel che aveva detto il padre del ragazzo alle autorità qualche mese prima, cioè che il figlio pensava di fare un attentato. Insomma non  che il sistema è fallato e ci vogliono più mezzi tecnologici. Ci vorrebbe un po’ più di intelligenza e di elasticità, per esempio a Fiumicino dove per un mistero inspiegabile i passeggeri in transito per destinazioni nazionali che arrivano con voli internazionali e che sono già stati abbondantemente controllati, devono ripassare dai controlli. Ma perché mai, per quale motivo, per quale ragione tanta perdita di tempo, di quattrini, per quale logica? Somiglia al sistema di controlli che si esercita nelle nostre città, per esempio, per chi guida senza casco. Che è, com’è noto, obbligatorio nelle vie del centro, ma non altrettanto in periferia, per niente dalle parti di via Plebiscito, sconosciuto a San Cristoforo, Librino, Tappeto, Monte Po e altre zone. Là nessun controllo, in centro squadre a piedi, squadre miste di esercito, polizia, carabinieri, finanzieri che fermano ragazzi, ragazze, ragazzine, signore senza cintura di sicurezza o che parlano al telefonino. Due città opposte, due servizi di controllo e di sicurezza antitetici, come quando al G8 la polizia ferma e picchia contestatori quasi normali, ma non becca manco uno dei Black Block, tanto per esser chiari. Insomma si sta facendo un gran casino per i controlli negli aeroporti, quando se a un terrorista un giorno gli dovesse venire un’altra idea malsana potrebbe benissimo mettere una bomba su qualche treno, sotto qualche tunnel, in qualche underground dove si entra e si esce senza documenti, senza essere perquisiti, palpeggiati, spogliati e faticosamente e confusamente rivestiti. Lasciando due volte su tre in qualche contenitore la carta d’imbarco, il passaporto, il telefonino, tutti gli spiccioli e le chiavi.

Foto da www.travelblog.it

18 Commenti


GIAMPI: DOPO L’ALLUVIONE, L’ABBANDONO

Per chiudere il 2009 sono tornato a Giampilieri, uno dei paesini più colpiti dall’alluvione del 1° ottobre nel Messinese. Era arrivato il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, a portare la voce del Signore ai senza tetto, ma la voce che, con tutto il rispetto, quei poveracci avrebbero voluto sentire era quella di altri signori. Quel che sta accadendo in quelle zone ha dell’assurdo, avrebbe, anzi, se non fossimo da queste parti. Ci si stupisce del fatto che la tragedia non abbia interessato granchè l’Italia propriamente detta. Ma non interessa nemmeno la Sicilia e chi dovrebbe affrontare e risolvere i problemi dei siciliani. Quel che segue è l’elenco delle incongruenze, delle contraddizioni, delle promesse a vuoto, delle speranze bruciate, di un futuro che non si vede, forse perchè non c’è.

Si era detto, l’aveva detto anche Berlusconi, che nelle zone colpite sarebbero stati sospesi i mutui, soprattutto per chi aveva avuto prestiti dalle banche per acquistare case distrutte, poi, dall’alluvione. Bene, le banche non ne sanno nulla stanno pretendendo il pagamento dei mutui, e per ogni ritardo scatta la mora.

Gli abitanti di case distrutte stanno continuando a pagare le bollette per utenze domestiche inutilizzabili ed inutilizzate. Nessuna sospensione, le aziende mandano a dire che bisogna disdire, eventualmente, i contratti. Come se nulla fosse accaduto di straordinario, una semplice disdetta, quasi quasi.

Hanno diviso le zone di Giampilieri in tre colori: verdi, gialle e rosse. Nelle prime si potrebbe tornare ad abitare, nelle seconde forse, nelle terze no. Peccato che, spesso, tra le prime e le terze ci sono due metri e non si comrende quale metro di valutazione sia stato usato. A meno che, dicono, qualcuno non sia stato, nella tragedia, più furbo e con la zona rossa abbia pronto il rimborso e la nuova casa, mentre i meno fortunati, chiamiamoli così, dovranno accontentarsi di una spazzolata a terra.

Le istituzioni invitano la gente a rientrare a casa, nelle case riabitabili, perchè sono sicure. Sicure? In tre mesi non è stato fatto sulla montagna franata un solo intervento di messa in sicurezza. Ecco perchè la gente qua sta diventando matta, resiste, perchè è forte e temprata, ma manderebbe volentieri a quel paese tutti quelli che vengono, promettono e scappano. Non hanno visto, per inciso, ancora una lira e gli esercizi commerciali sono sempre chiusi, distrutti. Però il Cav. la notte di Natale ha chiamato in diretta durante la Santa Messa.

24 Commenti


TANTI AUGURI E TANTA LETIZIA A TUTTI…

natale

Ansia da auguri, a tutti, a tutti i costi, veri, fasulli, sinceri, di rito, di cortesia o di ipocrisia, di tornaconto e di triste utilità, di rispetto o di dispetto, qualche volta. Sms, e mail, mms, qualche cartoncino con il Bambin Gesù, qualche letterina di bambino. Un abbraccio, un saluto, un bacio, un pensiero, magari anche distratto, magari gettato lì, scorrendo la rubrica del cellulare. Mario? Mario chi? Mah, Mario senza cognome. Niente, non mando. Letizia? Letizia chi? Boh, manco qua c’è cognome. Sì, ma Letizia è letizia nel nome, sarà animo gentile e comunque di buon augurio. Glielo mando, va. :)

 

La casella delle e mail scoppia: tanti auguri dal presidente della Municipalità 36. Tanti auguri dal sindacato X, dal partito Y, dalla società Z. Tanti auguri, vuol comprare mezzo chilo di Viagra inn offerta speciale? No, grazie, auguri a voi e senza sconti vaffan…. No, tranquillo, sono solo gli auguri di Natale. Ah vero, beh, calma. Ieri tornando a casa, sulla Circonvallazione di Catania all’altezza del Seminario, tanto per la precisione, c’erano due distinti signori che stavano facendo quasi a botte. Uno aveva strisciato la macchina dell’altro, ma roba di niente, che, chissà, con un colpo di cera non c’era più. Ma quei due no, tirandosi per la giacca, guarda qui che kaz hai fatto, porco di qua e porco di là. Ma su, ma via, ma che, con le macchine stracolme di regalini di Natale, gli uomini di buona volontà si menano perché gli hai strisciato la fiancata dell’automobilina. Azz.

 

Bipppp….” Auguri a te e famiglia di un Buona Natale e splendido 2010″. Firmato Mario. Ah, Mario. Che faccio, rispondo? A te e famiglia? Magari dovrei, buona educazione, la mamma mi ha insegnato, insomma. Anche a te auguro tanti auguri… Macchè, niente. Ma cu è ’stu Mario? Non mi ricordo proprio. Niente. Andiamo a fare la spesa, va. Meglio. Panettone? Pandoro? Panbrioche? Panna montata? Salumi? Formaggi? Frutta secca? Che numero ha la palestra, magari mi ci devo iscrivere dopo la Befana. Uno fa tanto tutto l’anno, poi per le feste cedi di schianto. Manco lo stress ti fa più dimagrire. Vabbè basta, arrivederci va… Alt, sentito? Bipppppp, mincks, messaggio, leggiamo: “Ti ringrazio per gli auguri, ma ti posso chiedere una cosa, caro Andrea? Cu cazzu sì, no tanto per sapere” Firmato? Ma Letizia, ovviamente. Che gentaglia che circola anche a Natale. E io che l’avevo ribattezzata letizia.

 

12 Commenti


ITALIANS PESSIMA GENTE, PEOPLE SAYS

Verifica dell’ovvio, del banale, dello scontato. Gli altri ci vedono proprio male. Un paio di giorni fuori dall’Italia e ti accorgi che resti sempre uno dei popoli piu’ famosi, riconosciuti e riconoscibili, ma i tuoi segni particolari sono cambiati. A parte i tratti somatici, i vestiti e il gridare, il muoversi scomposto ed eccitato sempre e comunque, in una citta’ come Londra, per esempio, la gente continua a sfogliare i free press nella Metro e non capisce che cosa sta accadendo laggiu’. Il presidente del Consiglio che e’ una maschera di sangue, i partiti che litigano, un ex magistrato che agita la piazza, su Internet il popolo della violenza che inneggia all’eroe del Duomo in miniatura, operai che si arrampicano sui tetti delle fabbriche che chiudono, la Fiat, chiedevano qua, non stava comprando tutte le fabbriche del mondo? Com’e’ che sta chiudendo Temminimeresi? Boh, vallo a chiedere a Marchionne a Scajola. Italians, spaghetti, futbal, mafia? Sembrano passati di moda, davvero e clamorosamente. Ma non saprei dire se anche fortunatamente, nel senso che, probabilmente, pensano all’estero che non abbiamo piu’ nessuna vera identita’. Non che fosse la mafia, non che fossero spaghetti e pallone, ma da li’ si partiva  e si poteva discutere. Oggi che l’informazione e’ globalizzata, tutti leggono del teatro della politica italiana. A giugno c’erano le foto di Pat D’Addario. Oggi quelle di Silvio insanguinato. Qualcuno si chiede: has been ladi Veronica? Gelosia fu? Beh, anche quella faceva parte del repertorio, oggi non piu’.

16 Commenti


CROCETTA, CATANIA E LA PRIMAVERA

 stor_10380471_42580

Rosario Crocetta è uno che parla sempre dicendo quello che pensa, ama lanciare provocazioni alte e forti. Lo ha fatto da sindaco di Gela, lo rifà da eurodeputato del Pd. Parla di mafia e antimafia, di pessima politica, di collusioni tra politica e imprenditori, di città che hanno messo su debiti da un miliardo, che nemmeno New York, pur volendolo fare (semmai) apposta, avrebbe potuto fare lo stesso. Catania è la città, esempio di molti problemi, tanti mali, troppe degenerazioni, ma, spiega Rosario Crocetta e dice ad alta voce con coraggio, Catania può essere la città siciliana da cui può ripartire una stagione di riscatto.

“Solo da Catania – ci dice – questa reazione può davvero arrivare, perchè non c’è città in Sicilia che abbia le stesse caratteristiche, per l’umanità della gente che ci vive, per i fermenti economici, per l’intelligenza vivace, per la determinazione della sua gente. L’unica che davvero riesce a rappresentare un contraltare alla pessima politica clientelare, a gestioni fallimentari della cosa pubblica. Catania ha anche un’imprenditoria che potrebbe essere parte attiva e decisiva del rilancio economico dell’Isola e del suo sviluppo. Ovviamente per far questo, però, deve anche essere completamente smarcata da qualsiasi sospetto di collusione con la mafia, con chi gestisce a fin di male gli affari e solo per far tornare i propri conti. Ecco perchè vedo solo in questa città, Catania, la città che può segnare il tramonto di una stagione di imbarbarimento, di abbandono, di nessun senso etico, per far riesplodere il tempo della speranza”.

n.b. foto Repubblica.it

28 Commenti


UNA GUERRA INUTILE, UN AUTOGOL

Guerra, guerra! Ma guerra di che? A chi? Per che cosa? Perché quando si scende sul piede di guerra, bisogna aver chiaro che cosa si vuol fare, perché si combatte il nemico che si è scelto di affrontare e, soprattutto, a che cosa serve lo scontro e a che cosa potrebbe portare l’eventuale vittoria. O l’eventuale sconfitta. A Catania si sente sussurrare da qualche parte questa parola, Guerra. Sarà la rabbia, e va bene. Sarà la delusione, e ci sta. Sarà la paura, fottutissima paura, di retrocedere, e lo capiamo. Ma di che tipo di guerra si tratti non è comprensibile. Quale sarebbe l’obiettivo da centrare un mistero.
Si rovescia una pioggia di insulti sulla società rossazzurra, perché la squadra ha 9 punti ed i risultati non arrivano. Fa parte del gioco, anche se alla lunga c’è il rischio che saltino i nervi a chiunque. Ma oggi, 2 dicembre, forse più serio e costruttivo di proporre una guerra che non serve e che non ha ragione d’esistere, sarebbe accompagnare per mano questa squadra nelle ultime partite d’andata, credere nel sogno possibile di fare quei punti che potrebbero servire a non farci perdere terreno e chiedere che a gennaio la società intervenga sul mercato perché, oggettivamente, qualcosa manca e qualcosa è venuto meno rispetto al progetto estivo. Questo serve, non la guerra, non gli insulti, non il disprezzo, non la rassegnazione. C’è chi si sente già in serie B? Pazienza, se ne faccia una ragione di questa visione delle cose pessimista e disfattista, aspetti giugno e poi si vedrà. Se avrà avuto ragione, e speriamo di no, di sicuro non avrà fatto, chi si sente tristemente e disperatamente già ora in serie B, l’unica cosa che avrebbe oggi un senso fare: il sostegno sino all’infinito della squadra, sino alla morte.
E’ la città che non deve sentirsi in B, è la città che deve reagire e che deve alimentare la speranza. Ma che senso ha pensare alla guerra? Ma a chi, poi? La società si sta giocando tutto quello che ha costruito in questi sei anni, il passato, il presente ed il futuro. Qualcuno continua a raccontare sciocchezze, qualcuno minchiate. Peccato, perché è evidente il gioco perverso con cui si vuole seminare zizzania, provare a delegittimare, screditare la società. Sulla vicenda del Centro sportivo, per esempio, quello che avrà un senso compiuto solo se il Catania l’anno prossimo sarà ancora in serie A. Sulla cessione dei pezzi pregiati: falso, perché il Catania a gennaio penserà a rafforzarsi, perché a giugno, al momento di chiudere i conti e aprire quelli nuovi, con i contributi che spettano ad una società di serie A, Pulvirenti e Lo Monaco potrebbero dare corpo ad una squadra effettivamente competitiva, in grado di far sognare. Se non saremo in serie A tutto questo non sarà possibile. Con questo stanno giocando allegri denigratori nel momento più difficile del Catania in serie A, anziché sostenere all’infinito la squadra e proteggerla. Ma si può?

34 Commenti