Après moi, le déluge (Luigi XV/Silvio I)
Stavolta non l’ha detta lui, ma mettiamola così. Crolla nei sondaggi Silvio Berlusconi, crollano i ministri ed il suo partito, anche perchè con tutto il casino che hanno scatenato sarebbe stato difficile in contrario. Crollano, ma per gli italiani cresce soltanto l’antipatia per Re Silvio e la sua corte, perchè, evidentemente, non trovano nulla con cui sostituire il regno decadente. E’ questo, in piena bufera democratica ed istituzionale, con il popolo di sinistra prima e quello di destra dopo che si preparano a scendere in piazza per la storia delle liste del Lazio, il vero dramma dell’Italia. Ecco perchè oggi Berlusconi, forse a ragione, può pensare o dire: Après moi, le déluge. Il che non significa che il vuoto che sta davanti al premier debba spaventare, ma certamente fa male, perchè è proprio questo, e la consapevolezza che Berlusconi e i suoi hanno acquisito di essere in pratica soli, ad avere consolidato un’azione di governo mediocre, arroganze varie ed eventuali, scadimento etico e morale generalizzati. E persino nell’eventualità che domani Berlusconi possa scivolare, di chi deve guardarsi il Cav? Dei soliti noti, i nemici di sempre. Fini e Casini, arricchiti stavolta, si dice, dai Rutelli e da qualcun altro in fuga. Popolo di sinistra, a noi!
POVERA PATRIA, SENZA REGOLE, SENZA LEGGI
Non è più questione d’essere uomini di destra o di sinistra. E’ la sospensione della democrazia, il vedere calpestate le regole, derise le leggi, cancellati i regolamenti che provoca sgomento. Anche, e secondo me soprattutto, in chi ha guardato in questi anni con rabbia all’arroganza di una sinistra in declino politico, ma sempre pronta ad ergersi a sentinella della democrazia contro il centrodestra. Questo è il giorno in cui non si può non dare ragione all’indignazione della sinistra, allo stupore, quanto meno, per l’atteggiamento e la linea del Quirinale. Se basta minacciare di far marciare l’esercito su Roma per ottenere l’azzeramento dello stato di diritto, allora nel 22 si stava decisamente meglio. Che tristezza, che triste fine per questo paese.
IL FESTIVAL DELLA IM-PAR CONDICIO
Il popolo italiano trema, preoccupato se non angosciato. Tra poco si vota e, quasi certamente, non ci saranno trasmissioni elettorali in tv. Oddio, come faremo a farci un’idea di partiti e candidati? Niente, solo silenzio. Non parlerà Santoro, non parlerà Paragone, non parleranno tutti gli altri che animano le risse da pollaio. E sono tanto convinti questi personaggi che la questione sia estremamente seria e sia l’essenza stessa della democrazia, da agitare gli spettri della dittatura mediatica. Ordine dei giornalisti, sindacato e affini sostengono la tesi: guai a stoppare queste trasmissioni, insomma tiriamo avanti con l’oscenità che da anni ci viene somministrata, per giunta pagando noi il canone della Rai. Ma è proprio così importante che il popolo italiano sia informato da Vespa e Floris di quel che pensano (pensano?) i candidati alle Regionali? Davvero la tv influenza il voto degli italiani? Davvero questi giornalisti lottizzati che ubbidiscono a logiche di partito, il loro, credono di avere un compito così delicato e decisivo? Il problema è che politici e giornalisti, il cui ruolo spesso si confonde tra le pieghe dell’ipocrisia della tv, credono ancora che il popolo li segua con attenzione e che una loro parola, una loro intervista servile o compiacente, possa spostare voti e consensi. Voti e consensi dipendono dalla qualità della vita che la politica dovrebbe garantire, dalla scuola dei nostri figli, dallo sviluppo e dalla vivibilità delle nostre città, dalle strade e dai servizi, dall’onestà della classe dirigente. Insomma tranquilli telegiornalisti, non dipende da voi e dai vostri ospiti d’onore e anche se saremo privati delle vostre corride in cui i politici in diretta litigano e dietro le quinte si danno pacche sulle spalle, un’idea ce la siamo già fatta.
QUEL SINISTRO TINTINNIO DI MANETTE
Tangentopoli, dunque, non è mai finita. Mentre noi ci occupiamo di piccoli drammi quotidiani della nostra vita e amministrazione pubblica, altrove, scopriamo, l’alta finanza, l’alta politica, i super manager e gli special burocrati, continuano a portare avanti quella cattiva abitudine del do ut des. E’ cambiata la tecnica, non siamo più ai soldi nascosti nei puff del salotto buono di casa. Siamo ad evasioni record, a società che sembrano fiori all’occhiello della new economy e, secondo i magistrati invece, sono lavatrici per soldi che non transitano dalle casse dello stato. Sospetti sugli appalti per il dopo terremoto, assessori che prendono tangenti da 5 mila euro da Nord a Sud, giunte regionali fatte a pezzi, come in Puglia, governatori plurindagati, parlamentari plurisospettati. Mentre il paese discute sulla opportunità di intestare a Bettino Craxi strade, piazze, monumenti, il sacco degli appalti, i finanziamenti illeciti non più ai partiti ma alle casse personali, continuano edd impazzano. Il sistema non è mai andato in tilt, evidentemente. Siamo perennemente in regime tangentocratico. E qui i legali possono stare tranquilli, non c’è nessuno che possa querelare, perchè la situazione volge al peggio, per chi ruba s’intende.
PER LA SERIE “LEI NON SA CHI SONO LORO…”
Già, Catania che cerca di risollevarsi da una situazione disastrosa, Catania che esiste perchè, al momento, resiste, questa Catania ha bisogno di formare una nuova classe dirigente, una classe politica che torni davvero ad occuparsi della città in maniera seria e con coscienza, che ridia dignità al Palazzo, ai partiti, alle istituzioni. E dove può formarsi questa nuova classe meglio che in Consiglio comunale? Dovrebbe formarsi là, ma ci pare ci sia qualche problemuccio in corso. Perchè i giovani consiglieri eletti, spesso anche con una bella barchetta di voti, in questa legislatura non tutti stanno dando esempio fulgido di politici che crescono. Tutt’altro. Abbiamo raccontato esempi da una cronaca che ne potrebbe ricordare trecento, forse tremila. Chiudiamo qui la questione perchè alcuni commenti essendo stata troppo personalizzata la questione, rischiano di innescare una serie di azioni e reazioni che potrebbero anche essere spiacevoli. Per noi importante era suscitare un dibattito aperto su questioni, peraltro, già abbondantemente note. Nessuna pressione, dico subito, per passare oltre, anche perchè nel Blog c’è di tutto e non abbiamo mai avuto problemi, ma il buon senso, in questo caso, suggerisce, appunto, di evitare di continuare a scendere sul piano delle possibili offese personali. Tutto qui. Grazie al consigliere Navarria, che ha accettato apertamente, il confronto. Elimino qualche commento per carità di patria e per evitare problemi legali a chi risponde del Blog. Sorry…
foto archivio La Sicilia/D’Agata
QUELLE ZUFFE DA CORTILE E SENZA VERGOGNA
Il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, ha fatto una ottima e giusta cosa: ha vietato che nel cortile di Palazzo degli Elefanti si parcheggino automobili. Di chicchessia. Non sembra nemmeno una cosa per cui si debba dire bravo al sindaco, una cosa ovvia, scontata, naturale, se si considera l’importanza storica, architettonica, ma anche dello spazio del cerimoniale. Ma diciamo bravo lo stesso al sindaco. Senonchè… Senonchè il divieto non è stato gradito da molti consiglieri comunali, il presidente in testa. Perchè, dicono, le decisione andava condivisa e discussa e già ci sembra un assurdo che si debba discutere l’ovvietà. Ma, aggiungono molti consiglieri, loro non sanno dove posteggiare le automobili e siccome devono andare per lavoro al Comune le auto le vogliono mettere per forza là dentro. Forse scherzano, ma sì scherzano. Perchè se no bisognerebbe chiedere a tutti gli altri lavoratori del centro storico dove diavolo posteggiano le loro automobili ogni santo giorno. Ma i consiglieri insorti scherzano di sicuro. Perchè se non scherzano, allora sfugge loro il senso giustificato di nausea che da tempo vivono i cittadini nei confronti della politica. Per quale diavolo di motivo loro dovrebbero posteggiare dentro il Comune e gli altri lavoratori no? Perchè non si fanno un bell’abbonamento con sostare e lasciano le auto nelle strisce blu. E se non trovano posto? Giusto, fanno quello che tocca fare a tutti i cittadini che pagano l’abbonamento di Sostare e quando non trovano il posto nell’area per cui hanno l’abbonamento imprecano mentre cercano un altro posto. Oppure potrebbero lasciare le auto nei parcheggi scambiatori di Due Obelischi o di piazza Michelangelo e prendere le navette. Le navette?’ O pottu su i navette… Ah vero.
seconda puntata 20 febbraio
…E I POTENTI VANNO A PUTTANE
Dubbio, diciamo piùche altro filosofico, forse anche culturale: ma perchè i potenti cercano sempre di più, o continuano a cercare e ormai si sa quasi sempre, avventure a pagamento? Perchè mai uomini di potere che hanno tutto, compresa una barca di quattrini, che spesso sono persino ricchi di fascino (potere e soldi aiutano pure…), e non tutti sono esteticamente da buttare, nonostante tutto per consumare un rapporto sessuale anzichè cercare una donna che semplicemente ci stia, per un qualunque comprensibile, umano (femminile) motivo, che può andare dal fatto che quell’uomo le piace, la eccita, oppure le interessa perchè, in fondo, potrebbe pure tornare utile, lo stesso uomo preferisce procurarsi o farsi procurare da chi paga, una bella escort, anzidetta puttana?
Misteri dell’universo maschile, ma più ancora del triste mondo di questi potenti che lasciano a casa mogli perfettine e fresche di parrucchiere e di Luis Vuitton, figli in macchinette o spiderini, istituti religiosi o licei e università d’alto profilo, se ne vanno in giro per l’Italia o per il mondo e per dare un senso alla missione politica e culturale devono trovare una puttana nel letto.
Il popolo assiste incredulo, mio Dio come siamo caduti in basso, non c’è scandalo più nel nostro paese che persino prima di passare dalla verifica dei conti correnti dei manigoldi, non debba essere filtrato attraverso la lente d’ingrandimento di una lingerie speciale, di altissimi tacchi a spillo, di biondone mozza fiato e, sempre più spesso, mozza carriera.
Potenti con un’idea fissa, appunto… E l’italiano medio che non s’indigna cosa fa? L’invidia o l’ammirazione. Nel secolo del sesso sempre più libero e spericolato i politici, forse, pensano pagando (o facendo pagare qualcuno per loro) di restituire alla società in contante quel che hanno messo in cassa immeritatamente e, spesso, anche illecitamente. Allora, chissà, forse con le varie signore accompagnatrici dovremmo fare un discorso chiaro: ragazze, qui si divide, perchè c’è del nostro in quel malloppo…
SANT’AGATA, IL POPOLO E I POTENTI
La festa di Sant’Agata è una di quelle occasioni che, mescolando aspetti sacri e contaminazioni profane, riti religiosi e commercio, potere temporale e strapotere politico, si presta a diventare argomento di analisi e dibattito, sociale, di costume, di malcostume, di usi ed abusi. Partiamo dal dubbio e dal’interrogativo su quanto è costata la spesa al Comune di Catania. L’amministrazione ha stanziato quest’anno un finanziamento per i festeggiamenti agatini di quasi 550 mila euro. E’, ormai, una consuetudine, perché sino alla metà degli anni 70 il Comune ogni anno si trovava in difficoltà, perchè doveva cercare e trovare i fondi dal bilancio ordinario. Con un emendamento straordinariamente bipartisan nel 1976, però, gli onorevoli Agostino Caruso (Pci) e Vito Cusimano (Msi) fu stabilito di fissare un capitolo ad hoc di spesa per la festa della Patrona. Da allora è sempre andata così ed il valore del finanziamento ha seguito un trend costante, attestandosi da qualche tempo sul miliardo di lire. Che sono destinati a spese che vanno dai fuochi ai ricevimenti, all’organizzazione generale. A questo fondi si aggiungono quelli delle offerte e della Curia. Si può discutere, naturalmente, se siano tanti con i tempi di crisi che tirano, ma si tratta, come detto, di soldi che non vengano sottratti da altre destinazioni. Non dai servizi sociali, per esempio, che sono certamente essenziali.
Quanto all’abusivismo agatino, non è che io condanni le malefatte e l’illegalità politica e ne difendo un’altra. Però, sicuramente, una cosa è quel che avviene nel Palazzo e tra i potenti, altro è l’arrusti e mancia senza autorizzazione o licenza. Certo che si potrebbe richiedere, ma la cosa mi fa pensare alla scena del film Ragazzi fuori, quando c’era il ragazzo che vendeva patate sulla sua L’Apa. Arriva un vigile, gli chiede la licenza, quello non ce l’ha, perchè non aveva manco la quinta elementare. E il vigile lo caccia….Guardare per capire. http://www.youtube.com/watch?v=1an6OpRGbs8
Ma la Santa, per chi ci crede e per chi non ci crede, un miracolo lo ha fatto anche quest’anno: alla messa dell’Aurora la Cattedrale era stracolma, metà dei banchi occupati dalle autorità e dai loro accompagnatori, mentre tutto il resto della chiesa scoppiava di popolo, stanco, schiacciato, piano piano inferocito, al punto che molti si sono riversati sull’altare, per protesta, dopo aver diviso calci e pugni. E’ intervenuto l’arcivescovo ed ha promesso: l’anno prossimo non andrà così. No, per capire, significa che le autorità con grande umiltà eviteranno l’invasione o che il popolo verrà arginato meglio? Certamente la prima, non ne dubitiamo, anche perchè non è sfuggito al vescovo, ma nemmeno devono averlo sottovalutato le autorità, che, con tutto il rispetto, la gente dei potenti ne ha le palle piene.
(foto Gianni D’Agata per La Sicilia)
DIALOGO SULL’ARROGANZA E LA SUPREMAZIA MORALE
LU. Non capisco come fai a pensare che questi qua che stanno al governo abbiano anche una piccolissima ragione. Ma non ti rendi conto di che gente è? Incompetenti, incapaci, impreparati, piazzati sol perché…
A. Ma io non dico che hanno ragione, non facciamo confusione, dico che quando sento parlare gli altri, capisco perché questi governano il paese. Questo centro-sinistra è il trionfo dell’ipocrisia, non puoi negarlo.
LU. Non nego questo, non lo nego al punto che mi sento delusa profondamente dal Pd e affini, ma non capisco il tuo meccanismo per cui l’antipatia per il centrosinistra ti porta a spostare la tua simpatia verso quella classe politica indegna di rappresentare il paese, per quanto democraticamente eletta, si capisce.
A. Non ho nessuna simpatia, guarda, il fatto è che uno dalla sinistra si aspetta sempre qualcosa di diverso, di più, un atteggiamento che corrisponda anche in parte a quella pretesa supremazia morale. Invece tocca sentire D’Alema che terrorizza una giornalista de La 7 che chiede perché l’ex vice presidente della Regione Puglia, il suo amico Frisullo, indagato per lo scandalo Sanità, è andato a far campagna elettorale a Boccia, quello opposto a Vendola. L’avesse fatto un Gasparri che cosa avrebbe pensato il paese indignato?
LU. Continui a spostare la questione. Io penso che tu non sia uno che può avere un seppur minimo feeling con quella gente, con i Brunetta, con le Gelmini, con i La Russa, con le Carfagne e tutto quel mondo, anche perché se pensassi il contrario… beh lasciamo stare. Però, ripeto, non puoi piegarti al meccanismo per cui il nemico del mio nemico, ammesso che tu senta nemico il centrosinistra, diventi il mio amico. La verità è che tu sembri in certi momenti detestare tutto ciò che sta a sinistra. E non capisco perché…
A. Non so, forse è così, forse ci sarà anche una ragione. Forse mi sembra francamente inaccettabile che qualcuno continui ad avere la pretesa di essere migliore degli altri, di guardare e di guardarti come se tu fossi sempre dalla parte sbagliata quando e se non stai dalla sua parte. Forse è intollerabile sentirsi sempre giudicati da chi, secondo me, non ha poi tutti questi titoli etici e morali per stare lassù. Forse la sinistra e il centrosinistra stanno facendo la fine che vediamo perché hanno rotto con questa storia. Forse un bagno di umiltà non farebbe male e, chissà forse hai pure ragione tu, se la smettessero farebbero anche venir meno certe simpatie che nascono di riflesso. Non so…
LU. Guarda che per anni, purtroppo, ho vissuto accanto a gente che si dichiarava del Pdl (e che poi magari è andata dall’altra parte) e ho provato su di me l’arroganza di quelli che negano ogni dialogo perché hanno una ragione trascendentale, perché in nome del potere, per cui non dirmi che l’atteggiamento di superiorità della ragione assoluta è tipicamente di sinistra. E poi stiamo attenti a distinguere la destra da questo movimento che pur sedendo nell’area destra parlamentare e pur avendo accordi con quella parte, ha una storia molto diversa. Vedi purtroppo oggi è venuto meno il tempo delle grandi ideologie, dei pensieri forti che hanno retto la storia politica moderna e hanno dato un orientamento ai valori. Forza Italia è un movimento che nasce dai pensieri deboli (così li definiscono i filosofi contemporanei), cioè da quei pensieri che sono il frutto di una società di mercato in cui il valore è stabilito dal denaro. Insomma il discorso sarebbe troppo lungo e ci porterebbe troppo lontano per essere discusso in poche righe. Ritornando alle tue parole la presunta pretesa della sinistra, come tu dici, di guardarti dall’alto in basso se non stai dalla sua parte, come se tu stessi dalla parte sbagliata perché non ne condividi le idee, è naturale di un partito che ha delle origini ideologiche (ideologie che poi oggi ha perso, un po’ per il corso storico, un po’ per gli sbagli effettuati). E’ naturale che chi è convinto delle proprie idee e le considera giuste le difenda al punto da sembrare anche superiore. Se tu mi dici che è questo che non tolleri, allora io ti rispondo che nel PDL ho trovato forse maggiore arroganza e prepotenza e ancora più intollerabile, appunto perché non supportata dall’ideologia, ma solo una presunzione di superiorità data dal denaro posto come paradigma morale e giustificativo di ogni azione, scelta e pensiero
A. Quindi mi par di capire tu dici: arroganza per arroganza… Mah, vedremo…
L’IPOCRISIA CHE CREA MILLE ROSARNO
E’ passata qualche settimana dai fatti di Rosarno. Ho rinviato l’intervento, evitando di farlo a caldo, ma mi sembrava giusto anche l’invito di parlare di quella vicenda e di tutto il resto. Giusto anche per dire alcune cose forse non esattamente in linea con quanto si deve e si vuole a tutti i costi far passare e fra credere. Ho appena finito di leggere un altro dotto intervento su un settimanale, che paragona Rosarno alla Mississipi del KKK, l’Italia un paese in preda al razzismo più becero, croci accese pronte a bruciare negri, ghetti, autobus e mezzi di trasporto vietati agli immigrati. Un paese, peraltro, di assassini a distanza, perchè il popolo plaude alla politica dei respingimenti e questo provoca la morte di centinaia di emigranti del centro Africa che la Libia rimanda indietro. E poi carne da macello sfruttata nelle campagne, discriminazioni e tutto il resto. Raccontara così il momento che sa attraversando il paese, è il miglior modo per trasformare mille piazze in mille Rosarno, sapendo che i problemi sono altri, che la legge Bossi-Fini c’entra sino ad un certo punto e che, come tutte le leggi varate negli ultimi 15 anni in Europa, da paesi come la Spagna o la Francia, da governi di destra o di sinistra, certamente ha punti migliorabili, ma non per questo è la madre di tutti i mali, tutt’altro. A Rosarno, come in troppi altri paesi d’Italia, c’è il silenzio della politica nazionale, delle autorità locali, delle Asl, dei sindaci. C’è il ruolo degli imprenditori, ma c’è anche, più globalmente, ancora il risultato di politiche ipocrite portate avanti per troppo tempo, per tanti anni in cui s’è detto che l’accoglienza tout court, aprire le frontiere sempre e comunque era la soluzione. Falso, si sapeva allora, si sa oggi. Tanto più falso se si pensa che oggi al Sud, nelle campagne, arrivano centinaia di immigrati che sono stati espulsi dal mercato del lavoro del Nord Ovest e del Nord Est, licenziati da fabbriche che prima hanno delocalizzato e oggi hanno anche chiuso i battenti. L’apertura delle frontiere senza la reale capacità di governare i flussi di immigrazione, senza la certezza di poter garantire case civili, salari, studio, occupazione a chi arriva non è scelta di una società solidaristica, non di una società che viene incontro agli ultimi, ma di una società che senza un minimo di organizzazione, di logica, di raziocinio, stipa migliaia di persone in casupole senza acqua, senza lavoro decente, senza sicurezza, scatenando una guerra tra poveri. Sempre più poveri. La politica del rigore serve a salvare migliaia di vite di gente che non può rischiare di avventurarsi per mare nelle mani dei trafficanti, finendo spesso scaraventata in acqua prima di vedere le coste dell’Italia. Non c’entra il razzismo, non c’entra la politica leghista, nè del centrodestra. Guardate cosa sta facendo la Spagna illuminata, laica e sinistra.







