Il mondo è del rock’n'roll
Intervistare Lemmy è come sostenere un esame. Se vuoi parlare, banalmente, del nuovo disco dei Motorhead, hai sbagliato persona. L’argomento non lo esalta. Davanti a un bicchiere di buon, sano Jack Daniel’s, Ian Lemmy Kilmister preferisce, come sempre, parlare di tutto lo scibile umano. Della sua vita, della politica corrotta, delle donne, del ruolo della Chiesa nella società moderna. Tutti argomenti che, in qualche modo, si ritrovano anche nei testi dell’ultimo “The World is Yours” realizzato dal trio Lemmy-Mikkey Dee-Phil Campbell.
“Non sono questi i miei argomenti preferiti – specifica subito Lemmy -. Ma credo che sia importante parlare di certe cose, aprire la mente di chi ti ascolta. La religione, per esempio, si traveste da qualcosa che non è. In fondo si tratta di politica, tenta di controllare le menti. Tutti cercano di non farti pensare, di renderti inerme. Ma se penso ai politici o alle alte cariche religiose, mi viene in mente sotanto gente che in vita sua non ha mai lavorato. Gente come George W. Bush, uno stronzo. Eppure, quello che più mi sorprende, è che le persone, davanti a tiranni di questo genere, nemmeno si lamentano. E’ davvero assurdo”.
Già, e fin dal titolo, il vostro nuovo album, “The World is Yours”, dà l’idea di una vera e propria chiamata alle armi…
“Il titilo è ispirato ad una frase di ‘Scarface’. No, comunque, il mondo non è nostro. Eppure dovremmo essere grati per il fatto che, ancora, non sia nemmeno loro”.
Lemmy, tanti auguri, il 25 dicembre compirai 65 anni. Non male per un rocker… Come ci si sente a 65 anni?
“Mi sento come… uno che compie 65 anni a dicembre. Mi sento bene e a meno che non muoia entro qualche giorno prima di fare il compleanno, credo che sia tutto ok. In verità non avrei mai pensato, con la vita che ho fatto, di arrivare fino a questo punto. Quando avevo vent’anni non credevo di arrivare a compierne 35. E’ sempre così. Adesso ti volti indietro e guardi a quello che sei stato, a cosa hai fatto, a cosa avresti potuto fare e non hai fatto…”.
Come spostarti. Perché non ti sei mai sposato?
“Forse perché non ho mai incontrato una donna capace di farmi smettere di guardare le altre. Molti si sposano perché credono che sia la cosa giusta da fare, ma se ti sposi con la persona sbagaliata, la vita diventa un inferno. Ma ti ci vedi a svegliarti ogni mattina con uno stronzo accanto?”.
In fondo, il rock’n'roll è una religione. Basta questo.
“Sì, è vero. Il rock’n'roll è una vocazione, proprio come il sacerdozio. Quando cominci a suonare, magari ancora giovanissimo, non ti rendi conto della merda che circonda lo showbusiness. Quando ti ci trovi dentro è già troppo tardi per tornare indietro. Ti chiedi: continuo così o, bene che vada, mi cerco un lavoro in fabbrica?”
Hai detto che nell’arco di pochi anni, le etichette discografiche sono destinate a fallire. Perché?
“Perché oggi comanda internet. Il Download gratuito ha ucciso la musica. Scarichi un brano a 99 centesimi. Su Internet trovi tutto quello che ti serve, mentre una volta funzionava diversamente. Io sono cresciuto con Chuck Berry, Little Richard, i Beatles. Tutta roba che scoprivi per sentito dire, con il passaparola. Compravi un album in vinile e odoravi la carta, leggevi i testi mentre oggi, con i cd, ci vuole la lente d’ingrandimento. E’ finita la magia della scoperta. Internet è stata una benedizione e allo stesso tempo una maledizione”.
Cosa faranno i Motorhead in un futuro che dipingi così “oscuro” per lo showbiz?
“Mi piacerebbe produrre i miei dischi in vinile e venderli porta a porta, ma la gente, in casa, non ha più il giradischi…”.
A sessantacinque anni, pensi di rallentare un po’, magari di dedicarti a una vita più sana e tranquilla?
“Troppo difficile e… troppo tardi…”.



