mercoledì, 22 maggio 2013

Mara, Vittoria e il no alla violenza

Permettetemi di iniziare con una constatazione, la stessa che dà il titolo all’ambizioso e
profondo lavoro di Vittoria Siggillino: “Quanto costa essere donna”. Una constatazione, a
volte un interrogativo, che ogni donna si è posta almeno una volta nella vita, e che racchiude
in se un oceano di verità, molte, voglio sottolinearlo, assolutamente positive. Per onestà
intellettuale devo ammettere di non apparire imparziale, nella mia doppia veste di Ministro
per le Pari Opportunità, e ancor prima di donna. Ma sono sotto gli occhi di tutte le piccole e
grandi conquiste quotidiane al femminile. Conquiste che vedono le donne, oggi, non solo
protagoniste del lavoro e della società, ma interpreti convinte di quel nuovo ruolo di mogli,
madri, donne, con cui ogni giorno affrontano la vita. Un ruolo da protagoniste che ha
ribaltato e rifiutato la semplicistica immagine della donna intesa solo come angelo focolare,
o della donna concepita come proprietà privata dell’uomo. Un ruolo poliedrico e complesso,
quello della donna ai giorni nostri, che con le sue mille sfaccettature ha scardinato le
convinzioni arcaiche e primordiali dell’uomo padrone. Quest’ultimo, allora, quando si vede
destituito del suo ruolo, reagisce con gli insulti, con la violenza, che da psicologica diviene
fisica, perché possedere “l’oggetto” è l’unica modo che conosce per non sentire minacciato
l’orgoglio, per ristabilire la sua supremazia. Vittoria Siggillino, tra i molti, ha un merito:
l’aver cantato la sofferenza che prova una vittima di violenza, o di tentata violenza, per
denunciare alla società quello che troppo spesso viene sottaciuto. Attraverso le note, questa
denuncia, questa consapevolezza, arriva a molti, si diffonde tra noi, ci educa, affinché
nessuna forma di violenza contro le donne sia tollerata: perché vedete – mi preme
sottolinearlo – non è importante come si abusa di una donna, perché non si possono stilare
classifiche tra le varie tipologie di violenza, non esiste una hit – parade degli abusi.
Un’anima violata soffre come e più di un corpo abusato : le ferite interiori si rimarginano
con più difficoltà. In “Quanto costa essere donna” ritroviamo tutto questo: l’ansia,
l’angoscia, di chi è vittima del delirio della violenza. Ritroviamo i segni che l’arroganza e la
ferocia dell’abuso lasciano nell’anima. Grazie all’ “emotional song” di Vittoria, un genere
assolutamente innovativo, le note acquistano un peso diverso. E proprio grazie all’effetto
catartico della musica, attraverso una delle arti più fini del Creato, la vittima rinasce a nuova
vita. Il canto come forma di liberazione, il canto come forma di pacifica ribellione
all’ingiustizia. A questo punto, però, anche perché il mio ruolo me lo impone, voglio
lanciare un appello a tutte le vittime di violenza: denunciate! Perché lo Stato, oggi, grazie
alle leggi più severe che abbiamo messo in campo, punisce severamente chi sfregia una
donna, ammonisce chi la perseguita e, nei casi più gravi di molestie, assicura al carcere il
persecutore. Oggi, è previsto il gratuito patrocinio per le vittime di abusi, e non sono più
concessi benefici premiali – come gli arresti domiciliari, per i violentatori. Insomma, oggi,
le vittime non sono più sole. Oggi una donna che ha subito una violenza può chiedere a gran
voce il diritto di avere giustizia. Non le sarà restituito ciò che le è stato tolto, ma chi l’ha
violata, pagherà, com’è giusto che sia. Lei, in compenso, saprà trasformare – con la forza
che contraddistingue noi donne – il pianto in canto, come Vittoria ha fatto. Anche questo
sanno fare le donne.
Mara Carfagna

Gianni Belfiore e Vittoria Siggillino

Lasciamo per una volta da parte i commenti di carattere politico, e concentriamo la nostra attenzione sul lavoro di questa brava artista, Vittoria Siggillino che, grazie all’entusiasmo di un siciliano d’adozione, Gianni Belfiore, autore delle più cantate hit di Julio Iglesias, ha avuto il coraggio di metterci la voce e la faccia per spiegare “Quanto costa essere donna”. Lei, lucana d’origine, cantante, giornalista, racconta la sua storia vera, drammatica, e lo fa oggi, il giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Questa è la testimonianza nostra, il nostro modo di esprimere la solidarietà a tutte le donne che hanno subito violenza, sia essa stupro, mobbing, stalking e quant’altro. Non crediamo alla Festa della donna. Crediamo soltanto a una parità che non andrebbe discussa ma che dovrebbe essere segno tangibile di una società diversa, tollerante, multirazziale, pacifica.

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