domenica, 19 maggio 2013

Archivio di luglio 2011

Addio piccolo, grande Wurzel


L’ultima e unica volta in cui ho pianto per la morte di una “star” è stato quando, appena tornano da scuola, mi dissero che era morto John Belushi. Un mito, un uomo controcorrente sotto i punti di vista. Ma stamattina, quando Stefano Loi, amico e responsabile del sito www.motorhead.it, mi ha chiamato per annunciarmi la triste notizia della scomparsa di Wurzel è stato come quando ti chiamano per dirti che è morto un tuo cugino, uno di quelli che non vedi da tanto tempo ma che ti è sempre rimasto nel cuore. Mick era uno di famiglia, forse il più “intimo” della famiglia dei Motorhead, perché è stato grazie a lui, nel 1987, a Napoli, che mi è stato possibile avvicinare per la prima volta in vita mia, Lemmy e Philthy Animal Taylor. Era il tour di presentazione dell’album Orgasmatron. Avevo già visto i Motorhead a Milano ma, in quell’occasione, non mi era stato possibile incontrarli. Ricordo soltanto il pulmino bianco dell’organizzazione che si ferma in attesa che si apra il cancello per entrare nel parcheggio del Palasport di Lampugnano. Da un finestrino spuntano una linguaccia e due mani che si agitano. E’ Wurzel che ci saluta. Ricambiamo con un agitarsi di braccia. Poi, il concerto. La prima volta, almeno per noi, dei Motorhead “nuova era”, quelli con la doppia chitarra e, breve parentesi, con Pete Gill alla batteria. E’ ancor più forte la mia emozione nel ricordare, invece, il concerto di Napoli, perché non sapevo che fosse rientrato nella band Philthy Animal Taylor.

Ma uno dei ricordi indelebili della mia vita da fan dei Motorhead è proprio l’incontro con Wurzel. Aspetto nel backstage del Palatenda Partenope di poter avvicinare per la prima volta la “mia” famiglia. Si scosta una tenda e vedo un omino piccolino, chiodo nero a frange, zazzera nera e due occhietti vispi. E’ lui, gli vado incontro e lo saluto: “Hi Wurzel!”. Mi guarda, mi sorride e mi abbraccia come se fossi un suo vecchio, caro, amico. Gli spiego, nel mio inglese appiccicaticcio, che vengo dalla “lontana” Sicilia, che i Motorhead sono l’unica band al mondo per la quale mi sarei mosso da casa, che ho tutti i loro dischi, che li ho già visti a Milano con i Twisted Sister. Mi sorride ancora, mi ringrazia e mi chiede: “Ma tu vuoi vedere Lemmy?”. Sì, è vero, voglio vedere Lemmy. Mi dice ancora: “Aspetta qua, non ti muovere”. Mi ammolla il suo bicchiere di birra, non so che fare ma rimango lì, immobile. Passano nemmeno due minuti e Wurzel spinge letteralmente verso di me Lemmy e Philthy. “This is our fan from…”, Sicily, Wurzel, Sicily… Saluto Lemmy e rimango senza fiato nel vedere Philthy. Ragazzi, sono davvero felice di rivedervi insieme. Sono un Motorheadbanger. “Che numero?” mi chiede Lemmy? 076. Wurzel mi strappa letteralmente la macchina fotografica di mano. Dai, mettiti lì, e mi indica Lemmy e Philthy. Mi scatta una foto. Forse più per educazione, lo ringrazio e gli dico, vorrei una foto anche con te. Chiama un ragazzo della security, gli dà la macchina fotografica e gli dice: facci una foto!. Mi avvicina una mano al collo come per strozzarmi… Philthy e Lemmy si mettono a ridere, mi salutano e vanno via. Wurzel mi restituisce la macchina fotografica e, mentre mi viene la pelle d’oca nel ricordarlo, mi dice: “Grazie, grazie, grazie. Se siamo qui a suonare, stasera, lo dobbiamo alle persone come te. Mi abbraccia ancora, mi bacia, e si allontana dietro la tenda… Poi, un concerto dei soliti, una cascata di diamanti grezzi, Doctor Rock, Orgasmatron, Iron Fist, Deaf Forever, Overkill, e Killed by Death, con l’assolo di Phil, e Wurzel che lo segue, si sbatte, scende quasi dal palco per mostrarci la sua solita linguaccia da cuginetto terribile…

Lo incontrerò di nuovo a Londra, con Stefano, in occasione del party del venticinquennale all’Hard Rock Cafè. La zazzera stavolta è bionda. E’ più invecchiato, ma ancora una vota riuscirà a stupirmi: ci siamo conosciuti in occasione dell’Orgasmatron Tour in Italia. Cerca di inquadrare meglio il mio volto: “Naples, 86” mi dice. No, lo correggo, Naples 87. Mi abbraccia ancora, mi sorride. Mi dice ancora “Thank you..”. Il resto è storia. Riposa in pace Wurzel.

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