Archivio di luglio 2010
Silvia, voce da sirena
Mamma di Caltanissetta, famiglia originaria di Campobello di Licata. “Da sempre – racconta Silvia Cecchetti, nata a Roma ma ‘cittadina d’Italia’ per vocazione – i mesi di luglio, agosto e settembre li trascorro sempre in Sicilia, prima dalle parti di Campobello, adesso, da una decina di anni, a Favignana.
Artista di grande talento e voce da sirena, Silvia ha recentemente dato alle stampe “Tempi diversi” (Edel Italy), un “concept album” fatto di cover, dove si spazia da “Estate” di Bruno Martino a “Umanamente uomo: il sogno” di Basstiti-Mogol.
“La mia passione per la musica nasce quando ero ancora bambina, grazie alla mamma. Da adolescente suonavo il piano e cantavo. Finché un pomeriggio mamma si è avvicinata e, con grande delicatezza è un po’ di paura di essere contrariata, mi ha detto: ‘Ma lo sai che hai veramente una bella voce? Perché non prendi qualche lezione?’. E io: ‘No, maddai, che pizza, non mi interessa’. Mi ha convinto dicendomi di provare soltanto per qualche mese. Da allora non mi sono più fermata, perlomeno, nello studio del canto”.
Studiare è fondamentale, ma bisogna stare attenti a non cadere nel tranello di una voce troppo impostata…
“Sai qual è la cosa più difficile adesso? Passi tanti anni a studiare e a capire come utilizzare la voce e, quando ce l’hai fatta e la controlli pianamente, devi passare tanti anni a perdere quel controllo…”.
Bisogna crescere con la propria voce.
“Quando canti perché ti piace e non lo fai esclusivamente per la fama, scopri tutto il fascino di questo strumento che ti porti addosso. E’ una scoperta continua, senti quel qualcosa che sta dentro di te, che cresce, che cambia, che impari a comandare. Certo, è importante trovare la guida giusta che ti porti verso un’altra direzione, che ti insegni a lasciarti andare e integrare la parte razionale con quella irrazionale”.
Per non cadere nel manierismo che “uccide” molte nostri intepreti.
“Quando ho realizzato il mio ultimo disco, ho deciso di rinunciare un po’ alla mia personalità perché volevo sperimentare, vedere il brano non da cantante ma da musicista, quindi, cambiare il mio punto di vista e rielaborare il brano nella sua interezza. Volevo che scrittura, voce e arrangiamento fossero un nastro di seta che passa via liscio. Desideravo che la mia voce si mischiasse e fosse trattata come uno strumento”.
Il brano con cui si conclude l’abum, infatti, è strumentale…
“Sì, una scelta azzardata, quasi assurda per una cantante, ma in tutto il disco non c’è nessuna nota osata. Sono andata alla ricerca di una pulizia rigorosa cercando anche di dare un vestito nuovo, provare a leggere quelle canzoni in modo diverso”.
E’ l’eclettismo che salva certi cantanti.
“Sì, ci sono cantanti che dopo 30/40 anni di carriera non riesci più ad ascoltare perché fanno sempre la stessa cosa. Dico io, fai qualcosa di diverso, osa. Io ho la fortuna di non avere mai avuto successo, e questo mi permette di cambiare quando voglio perché non ho un pubblico che si aspetta necessariamente qualcosa”.
Niente successo commerciale ma un recente tour negli Stati Uniti durante il quale hai raccolto giudizi lusinghieri.
“Ho trovato un pubblico altamente qualsificato, suonando in posti dove si ascoltano artisti di grande classe. Lì sei continuamente messo a confronto con altri musicisti di ottimo livello. Dopo quel tour mi sono arrivati brani di musicisti che mi hanno proposto di collaborare. Quando sono partita per gli States ero terrorizzata, ma speravo che accadesse qualcosa del genere”.
Dopo “Tempi diversi”, cosa accadrà nella vita professionale di Silvia?
“Sto lavorando a due progetti. Uno dal vivo, la storia di Billie Holiday, che interpreterò con un gruppo, una sorta di ‘small band’ e due attori che leggeranno passaggi dalle biografie di Billie, di Charlie Parker, e Charlie Mingus. E nel frattempo ho in progetto anche il nuovo disco che, stavolta, sarà tutto di inediti. Vorrei delle ritmiche più forti, accenni a un jazz più funky. Vorrei registrare tutte le parti ritmiche a New York”.

