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Vincenzo Oliva, appassionato cultore dei Beatles, negli anni ha raccolto una notevole collezione che abbraccia varie prospettive della musica dei Fab Four, insieme e da soli, sfociata nell’imponente ricerca dei dischi “raccontati” nel volume “Help!” sottotitolo: “Tutte le canzoni e gli album che i Beatles hanno realizzato con altri musicisti – 1961-2011″ (Gremese, pp. 350, euro 18,00).
Un’opera “completa” dovuta alla grande passione e, non ultima, alla profonda conoscenza dell’argomento, da parte di un giornalista che ha già pubblicato, tra gli altri, “Paul McCartney 1970-2003: dischi e misteri dopo i Beatles”, ha curato la traduzione dei testi per “Le canzoni di John Lennon” e ha partecipato al celebrativo “Paul McCartney a Napoli – 5 giugno 1991″.
Dice Oliva: “Tutti sanno chi erano i Beatles. Ma che cosa sono oggi? Che rappresentano per un ragazzino in cerca di fumetti giapponesi? Un’icona? Una leggenda del XX secolo? Un videogame del nuovo millennio? Una cosa è certa: l’inchiostro che si è consumato per parlare di loro è molto, decisamente troppo, se solo si pensa al numero di libri che settimanalmente escono nel mondo, dalle discografie alle biografie, analisi dei testi, analisi della musica, spartiti, saggi filosofici e divagazioni sociali. In pratica, di tutto”.
Oliva cerca di colmare quel piccolo spazio della libreria che è rimasto vuoto. Ed è il rapporto tra i Beatles, insieme o da soli, e gli altri artisti in quell’intreccio di collaborazioni che va dal rock’n’roll al country, dal jazz rock al pop, dal blues alla classica.
Basti pensare a quanti musicisti sono stati influenzati dai Beatles o che, addirittura, hanno cominciato a strimpellare uno strumento proprio ascoltando o guardando i quattro scarafaggi di Liverpool in azione. Pensiamo agli Oasis? Già, anche e non solo a loro. Nel libro c’è spazio non soltanto per gli scimmiottamenti ma per la qualità prodotta dal connubio, per esempio, tra James Taylor e Paul McCartney (“Carolina on my mind”); i Cream di Eric Clapton affiancati da George Harrison, e ancora il “profondo e reciproco rispetto” tra Bob Dylan e i Beatles, il cui incontro risale al 1965. Scrive JohnLennon nelle note al cofanetto “Biograph”: “mi ricordo che inserimmo un nastro in un mangiacassette e schiacciammo il tasto. E non ricordo assolutamente nulla della canzone, né so che fine abbia fatto”. C’è, poi, Stevie Nicks, ma anche un ampio capitolo dedicato ai “figli d’arte”. Perché la storia dei Beatles ha un inizio temporale e geografico, ma non ha, e forse non avrà mai, una fine.
Jon Lord… classicamente rock
Per chi è cresciuto a pane e hard rock; per chi ha scoperto che persino Beethoven e Bach potevano avere a che fare con la musica più moderna ed estrema…
Jon Lord a Palermo, per tutti quelli che hanno amato e continuano ad amare i Deep Purple, è un’occasione da non perdere. Il tastierista della band hard rock che più ha influenzato la musica dei nostri giorni, sarà ospite al Teatro Golden di Palermo il 28 aprile per “Concerto for Group & orchestra – Deep Purple classics & John Lord solo works”.
Nei Deep Purple dal 1968 al 1975 (nelle classiche formazioni MK I, II, III, IV, e su tutti gli album studio e live), Jon Lord sarà a Palermo in un’inedita quanto curiosa veste. In anteprima nazionale, infatti, il tastierista sarà sul palco del Golden accompagnato dal gruppo rock FlowerStone, dall’Orchestra Sinfonica Vincenzo Bellini di Palermo, diretta da Carmelo Caruso, dalla violinista britannica Anna Phoebe e dalla vocalist polacca Kasia Laska.
Rod… “the voice”
Membro della Rock and Roll Hall of Fame e leggenda vivente, acclamato per la sua tipica voce roca ed espressiva, Rod Stewart è ampiamente riconosciuto come uno dei migliori interpreti della storia della musica. Ha segnato un’epoca, ed è arrivato fino a noi in splendida forma, con la sua voce roca e unica, con il suo look un po’ dandy un po’ maudit. Con una carriera che abbraccia cinque decenni e oltre 250 milioni di album e singoli venduti finora, Rod Stewart è indiscutibilmente uno dei artisti di maggior successo di tutti i tempi.
Da qualche anno a questa parte, Rod ci ha abituati alla rilettura, a modo suo, dei classici della musica di tutti i tempi. E così, fresco di nomination ai Grammy con Fly me to the moon… The great American songbook, Volume V, l’etichetta J Records pubblica The best of… The great American Songbook, il meglio di cinque album, incisi nel corso di otto anni, che sono diventati un fenomeno musicale e culturale.
Questo nuovo album “Songbook” include un brano di recente registrazione e mai pubblicato finora, intitolato “You’ll Never Know”, prodotto da Richard Perry, uno dei collaboratori storici di Rod, e contiene anche nuovi remix di “Someone To Watch Over Me” e “Bye Bye Blackbird”.
Standard intramontabili di Rodgers e Hart, George e Ira Gerschwin e altri compositori e parolieri brillano di luce nuova grazie all’inimitabile stile vocale di Rod: “Someone To Watch Over Me”, “The Way You Look Tonight”, “They Can’t Take That Away From Me”, “What A Wonderful World” featuring Stevie Wonder sono soltanto alcuni dei brani contenuti nell’album.
Clive Davis, Chief Creative Officer di Sony Music Entertainment e uno dei produttori della serie Songbook di Rod Stewart, dice: “In un mercato effimero e volatile, è gratificante avere la doppia opportunità di mostrare quanto può durare la carriera di un artista e come queste canzoni possano essere attuali ancora oggi”.
Rod Stewart sarà impegnato in primavera in un tour negli Stati Uniti.
www.roadstewart.com
Donne in jazz, genio al femminile
Ritorna il tradizionale appuntamento con il Festival al Femminile Donne in Jazz, la più longeva rassegna italiana di musica Jazz interamente dedicata al genio femminile.
Ideata nel 1995 e realizzata per la prima volta l’anno successivo, la manifestazione, diretta artisticamente da Claudio Di Dionisio e Fabio Ciminiera ed organizzata dallaEvents 365 & Partners, è entrata di ruolo nella storia e nella cultura musicale del territorio abruzzese ospitando esponenti musicali femminili di chiara fama che hanno decretato, negli anni, il successo del festival a livello internazionale.
Arricchito in passato di iniziative collaterali quali antologie filmiche, mostre a tema e serate Jazz & Wine, anche lo scenario dellundicesima edizione, che si svolgerà dal 13 Febbraio al 12 Marzo 2011 nei Teatri Comunali delle Città di Ortona e Chieti, si preannuncia ricco di interessanti novità. Ad aprire la rassegna, al Teatro Francesco Paolo Tosti di Ortona sarà il quartetto di Sheila Jordan che ospiterà in anteprima il trombettista Paolo Fresu. A seguire, il 4 marzo, Simona Bencini, voce storica della band Dirotta su Cuba, e la formazione jazz dei Last Minute Gig quartet con Mario Rosini daranno vita ad un concerto che coniuga la cultura jazz piu’ tradizionale con le sonorità più moderne della world music. Il giorno dopo, per la sezione Nuove Proposte, il palcoscenico di Ortona ospiterà la voce espressiva e affascinante di Denise, giovanissima cantante salernitana che fonde suoni fiabeschi ad atmosfere pop e folk di pura evasione. L’11 marzo la cornice si sposta al Teatro Marrucino di Chieti con Gemma Ray, artista inglese meritevole delle più grandi attenzioni per la sua voce e il suo unico e straordinario sound, come ha dimostrato nell’ultimissimo lavoro discografico It’s a shame about. Il 12 dello stesso mese arriva Tania Maria, la cantante e pianista di Saõ Luis che integra in maniera spigliata e disinvolta i suoni popolari del Brasile del nord con le contaminazioni jazzistiche ed una sensuale e vorticosa ritmica. A concludere la rassegna, il 13 marzo, la formazione degli Area, storica band riunita da poco che ospiterà per la prima volta nel suo concerto la vocalist Maria Pia De Vito in un progetto di mélange jazz-etno- progressive.
Anche quest’anno si rinnoverà l’appuntamento con l’appendice Jazz’n’Rose, sezione dedicata alla valorizzazione delle eccellenze in “rosa” della Provincia di Chieti. L’8 Marzo, in contemporanea nell’area Teatina fra Ortona e Chieti, nelle strutture enogastronomiche, quali alberghi, enoteche, cantine, agriturismo, ristoranti, osterie e in quelle commerciali, quali negozi e bar, avrà luogo un grande omaggio alla Donna con degustazioni, happy-hour, cene e aperitivi, vetrine in rosa, abbinate alla musica jazz dal vivo e con dj set oltre ad altre forme d’arte al femminile. I concerti e le esibizioni delle giovani compagini femminili abruzzesi, si effettueranno nei locali aderenti e lungo i corsi principali cittadini con due brass band itineranti (Magicaboola Brass Band e Fantomatik Orchestra) che renderanno omaggio anche al carnevale, festeggiato in contemporanea. Un’intera area sarà così dedicata al genio femminile, un modo originale per conoscere il territorio e apprezzare l’ospitalità seducente delle magiche Note in Rosa.
www.donneinjazz.it
Mara, Vittoria e il no alla violenza
Permettetemi di iniziare con una constatazione, la stessa che dà il titolo all’ambizioso eprofondo lavoro di Vittoria Siggillino: “Quanto costa essere donna”. Una constatazione, avolte un interrogativo, che ogni donna si è posta almeno una volta nella vita, e che racchiudein se un oceano di verità, molte, voglio sottolinearlo, assolutamente positive. Per onestàintellettuale devo ammettere di non apparire imparziale, nella mia doppia veste di Ministroper le Pari Opportunità, e ancor prima di donna. Ma sono sotto gli occhi di tutte le piccole egrandi conquiste quotidiane al femminile. Conquiste che vedono le donne, oggi, non soloprotagoniste del lavoro e della società, ma interpreti convinte di quel nuovo ruolo di mogli,madri, donne, con cui ogni giorno affrontano la vita. Un ruolo da protagoniste che haribaltato e rifiutato la semplicistica immagine della donna intesa solo come angelo focolare,o della donna concepita come proprietà privata dell’uomo. Un ruolo poliedrico e complesso,quello della donna ai giorni nostri, che con le sue mille sfaccettature ha scardinato leconvinzioni arcaiche e primordiali dell’uomo padrone. Quest’ultimo, allora, quando si vededestituito del suo ruolo, reagisce con gli insulti, con la violenza, che da psicologica divienefisica, perché possedere “l’oggetto” è l’unica modo che conosce per non sentire minacciatol’orgoglio, per ristabilire la sua supremazia. Vittoria Siggillino, tra i molti, ha un merito:l’aver cantato la sofferenza che prova una vittima di violenza, o di tentata violenza, perdenunciare alla società quello che troppo spesso viene sottaciuto. Attraverso le note, questadenuncia, questa consapevolezza, arriva a molti, si diffonde tra noi, ci educa, affinchénessuna forma di violenza contro le donne sia tollerata: perché vedete – mi premesottolinearlo – non è importante come si abusa di una donna, perché non si possono stilareclassifiche tra le varie tipologie di violenza, non esiste una hit – parade degli abusi.Un’anima violata soffre come e più di un corpo abusato : le ferite interiori si rimarginanocon più difficoltà. In “Quanto costa essere donna” ritroviamo tutto questo: l’ansia,l’angoscia, di chi è vittima del delirio della violenza. Ritroviamo i segni che l’arroganza e laferocia dell’abuso lasciano nell’anima. Grazie all’ “emotional song” di Vittoria, un genereassolutamente innovativo, le note acquistano un peso diverso. E proprio grazie all’effettocatartico della musica, attraverso una delle arti più fini del Creato, la vittima rinasce a nuovavita. Il canto come forma di liberazione, il canto come forma di pacifica ribellioneall’ingiustizia. A questo punto, però, anche perché il mio ruolo me lo impone, vogliolanciare un appello a tutte le vittime di violenza: denunciate! Perché lo Stato, oggi, graziealle leggi più severe che abbiamo messo in campo, punisce severamente chi sfregia unadonna, ammonisce chi la perseguita e, nei casi più gravi di molestie, assicura al carcere ilpersecutore. Oggi, è previsto il gratuito patrocinio per le vittime di abusi, e non sono piùconcessi benefici premiali – come gli arresti domiciliari, per i violentatori. Insomma, oggi,le vittime non sono più sole. Oggi una donna che ha subito una violenza può chiedere a granvoce il diritto di avere giustizia. Non le sarà restituito ciò che le è stato tolto, ma chi l’haviolata, pagherà, com’è giusto che sia. Lei, in compenso, saprà trasformare – con la forzache contraddistingue noi donne – il pianto in canto, come Vittoria ha fatto. Anche questosanno fare le donne.Mara CarfagnaLasciamo per una volta da parte i commenti di carattere politico, e concentriamo la nostra attenzione sul lavoro di questa brava artista, Vittoria Siggillino che, grazie all’entusiasmo di un siciliano d’adozione, Gianni Belfiore, autore delle più cantate hit di Julio Iglesias, ha avuto il coraggio di metterci la voce e la faccia per spiegare “Quanto costa essere donna”. Lei, lucana d’origine, cantante, giornalista, racconta la sua storia vera, drammatica, e lo fa oggi, il giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Questa è la testimonianza nostra, il nostro modo di esprimere la solidarietà a tutte le donne che hanno subito violenza, sia essa stupro, mobbing, stalking e quant’altro. Non crediamo alla Festa della donna. Crediamo soltanto a una parità che non andrebbe discussa ma che dovrebbe essere segno tangibile di una società diversa, tollerante, multirazziale, pacifica.
Arrivano i Fuzztones!

Quando la musica dei “tempi moderni” non regge più il confronto, ecco venire in soccorso del pubblico le “vecchie glore”. In questa rubrica ne abbiamo parlato spesso e si sono incontrati (e scontrati) i pareri dei lettori. Ben venga, dunque, il revival garage rock degli anni Ottanta che, in questo caso, si materializza a Catania (appuntamento sabato 20 novembre ai Mercati Generali) con gli americani Fuzztones. Horror movie di serie B e rock grezzo e distorto tipico degli anni 60 sono i tratti distintivi della band capitanata da Rudi Protrudi. Un’occasione più unica che rara per vedere e soprattutto ascoltare dal vivo a Catania una fetta di storia del rock’n'roll. E per continuare a discuterne su queste pagine. Per chi resta a casa, l’alternativa è una bella comopliation di X Factor…
Parisse, musica per fare l’amore
“Feel like runnin” è il brano con cui la cantante canadese di origini italiane Parisse (nessun grado di parentela con la colonna della nazionale azzurra di rugby) fa il suo esordio discografico. Il brano anticipa l’uscita dell’album che vedrà la luce in autunno.
“‘Feel like runnin’ – spiega la cantante – parla di voglia di libertà, voglia di vivere fino in fondo le proprie passioni ed i propri desideri. Nel testo la protagonista sente di voler sfuggire ai canoni stereotipati per correre verso il suo destino. Mi piace definirla ‘musica per fare l’amore’, un neo-soul/easy listening che risvegli nell’ascoltatore la voglia di evadere e fuggire dalla routine di tutti i giorni”.

Valentina Parisse, 25 anni, autrice e cantante oltre che modella e attrice, ha intrapreso il suo percorso musicale dieci anni fa e ciò che ora propone non è altro che il risultato di questo lungo viaggio che ha condiviso con il produttore Steve Galante (Randy Crawford, Andrea Bocelli, Gino Vannelli, Filippa Giordano).
Ha concepito, registrato e portato a termine il suo nuovo progetto solista in Canada oltre che con Steve Galante, anche con altri illustri artisti come Rick Allison (Lara Fabian, Johnny Hallyday, Chim Badi etc.), partecipando attivamente sia alla scrittura di alcuni brani che al processo produttivo.
Nei brani del suo progetto Parisse canta di un amore sensuale e dolce, una ragazza che ama esprimere i suoi sentimenti e non ha paura di dichiararli in ogni forma.
Dal punto di vista del suono il progetto si muove su sonorità vicine ai colori della Motown e al vibe del neo-soul, una carezza potente e delicata per tutte le età e le categorie, sofisticata e contemporaneamente adatta alle radio.
Come autrice, ha collaborato con Filippa Giordano (per l’album “Primadonna”, disco d’oro pubblicato anche in Giappone, in Sudamerica, e nella recente compilation “Capriccio” pubblicato in Messico da Sony/BMG).
Come attrice ha collaborato con Gabriele Muccino in occasione della realizzazione di uno spot tv di Tim.
Parisse per le sue performance ha scelto di vestire un look che interpreta la dualità tra femminile e il maschile che contraddistingue gli abiti di Stella McCartney, abbinati alle calzature di Giuseppe Zanotti

Iron Maiden, The Final Frontier
Gli Iron Maiden hanno confermato sulle pagine del loro sito internet www.ironmaiden.com la data di pubblicazione del loro nuovo atteso album di studio che sarà intitolato “The final frontier” che arriverà nei negozi di tutto il mondo il 16 agosto (il 17 agosto in Italia e Stati Uniti).
I Maiden hanno pensato anche a due altre chicche per i loro fan svelando sul sito anche la copertina del disco, creata da Melvyn Grant, e scegliendo di rendere disponibile gratuitamente in tutto il mondo una traccia dell’album intitolata “El Dorado” in formato mp3.
Domani parte da Dallas “Final Frontier World Tour”, 25 concerti nelle più importanti città statunitensi e canadesi, davanti a 350,000 fan e oltre. Successivamente il tour sbarcherà in Europa, partendo da Dublino il 30 luglio per proseguire in pochi selezionati festival e in alcuni stadi per poi terminare a Valencia in Spagna il 21 agosto, includendo anche un concerto in Transilvania. In Italia i Maiden suoneranno in un’unica data il 17 agosto a Villa Manin a Codroipo in provincia di Udine.
Bruce Dickinson spiega: “‘El Dorado’ è un’anticipazione dell’imminente album di studio. Visto che la canzone sarà inclusa nella scaletta del nostro ‘Final Frontier Tour’, abbiamo pensato che sarebbe stato giusto ringraziare tutti i nostri fan facendoli già entrare nel mood dell’album ‘The Final Frontier’ regalando loro questa canzone prima del tour e della pubblicazione dell’album”.
La band si è ritrovata assieme al loro storico produttore Kevin “Caveman” Shirley all’inizio del 2010 presso i Compass Point Studios, a Nassau nelle Bahamas, per registrare il disco e si è poi spostata a Los Angeles per terminare le registrazioni ed effettuare i missaggi finali.
Il Compass Point Studio è molto familiare alla band, lì infatti gli Iron registrarono gli album Piece Of Mind (1983), Powerslave (1984) e Somewhere In Time (1986).
Bruce commenta a proposito dello studio di registrazione: “Ha le stesse vibrazioni ed è rimasto come era nel 1983, nulla è cambiato! Perfino la finestra rotta nell’angolo… lo stesso tappeto… tutto uguale… Davvero inquietante tutto ciò. Ma ci siamo comunque sentiti estremamente rilassati in tale ambiente familiare e ben battuto e credo che tutto questo traspaia dalle sonorità e dalle atmosfere del disco”.
A trent’anni di distanza dal loro esordio omonimo uscito nell’aprile 1980, “The Final Frontier” sarà il quindicesimo album di studio, mantenendo l’impeccabile media di un nuovo disco ogni due anni, per trent’anni di carriera e totalizzando oltre 80 milioni di copie vendute nell’arco di questo periodo.
Steve Harris, storico bassista e uno dei membri fondatori della band dichiara: “Siamo decisamente molto eccitati da questo tour. Credo che ai fan piacerà molto la nuova produzione di scena e le luci. In più presenteremo ‘El Dorado’, uno dei brani del nuovo album. I nostri fan texani saranno i primi al mondo a sentirla dal vivo e sarà interessante vedere le loro reazioni e che effetto fa sul popolo nella notte! Eddie è cambiato un pò per questo tour ma probabilmente sarà il più oltraggioso di sempre… Non posso dire troppo su di lui per non guastarvi la sorpresa ma vi garantisco che vi farà spaventare come non mai”.
Al manicomio di… Fessbuk
Si intitola “Fessbuk – Buona notte al manicomio” il nuovo cd di Daniele Sepe.
Il disco nasce da scontri e discussioni sul più famoso social network del mondo in cui Sepe ha il suo ³profilo² e da cui partono fulmini e saette.
Realizzato con il solito nutrito gruppo di guastatori, ma con l’aggiunta
della metrica a mitraglia del rapper napoletano Shaone, in 13 brani e 74 minuti viene massacrato tutto quello che cerca di essere conciliante, fra guerra, immigrazione, finanza creativa, operai incazzati e figli della politica sinistrorsa “sushi&mohito”, tra composizioni originali e riletture di Rage Against the Machine, Area, da Napoli Centrale. Un ricostituente per l’odio di classe.
Benvenuti al Record Store…
“Vi prego, gettate ai venti malinconie e follie
E suonatemi una giga in nome dell’allegria
Sulle vecchie, scricchiolanti corde del violino strudulo…”.
James Joyce
Che sia una giga o un rock’n’roll in 4/4 poco importa perché la musica, a differenza di quanto cantava un provocatorio Franco Battiato, non è stanca, anzi è viva e vegeta, in tutte le sue forme.
E noi siamo qui per raccontarla, per ascoltarla, per viverla e per commentarla. Come in un vecchio e polveroso “Record Store”, uno di quei negozietti sempre più rari dove si incontrano gli appasionati, i carbonari del vinile perennemente impegnati alla ricerca del Suono perfetto.







